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Home Rassegna Stampa Ma il Tap pugliese dovrebbe scongiurare il blackout
13/12/2017 - Pubblicato in news nazionali

Gas dall’Azerbaijan per l’Italia, la Francia, la Svizzera, la Germania e i Paesi Bassi: a questo servirà il gasdotto Tap, voluto dal governo per superare quello che il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, definisce «un problema serio di forniture con grande concentrazione dalla Russia. Con il Tap diversificheremmo le forniture». Nel Salento — dove si realizza l’approdo del Tap a Melendugno — si rinfocola la paura per il rischio di incidenti considerato che il terminale di ricezione sarà realizzato alla periferia del paese e che il progetto non è stato sottoposto alla direttiva Seveso, accusano gli ambientalisti. Ma Tap va avanti spedita per velocizzare la realizzazione del gasdotto dal Mar Caspio attraverso Georgia, Turchia, Grecia, Albania e fino a Melendugno. Dei 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno che garantirà dal 2020, due si fermeranno tra Grecia, Albania e Bulgaria, gli altri 8 saranno divisi tra Italia e altri Paesi grazie ad 8 acquirenti — 3 dei quali italiani (Enel, Edison e Hera) — che hanno sottoscritto contratti con gli azeri del giacimento Shah Denize. Non è ancora chiaro quanto gas sarà venduto nel nostro Paese, ma di certo quello esportato passerà proprio da Baumgarten oltre che da Passo Gries in Svizzera. La parola chiave per capire il “gioco del gas” che l’Italia intende fare grazie a Tap è revers flow, flusso inverso, ovvero fare entrare e uscire la materia prima in base alle necessità del momento. Se ritorsioni politiche o incidenti bloccassero le forniture sovietiche — è il ragionamento alla base della dichiarazione di strategicità — il Paese sarebbe autonomo. E se sui tavoli politici internazionali si plaude alle opportunità visto che dalla Russia si acquista il 50% dei 70 miliardi di metri cubi di gas consumato in Italia, in Salento l’opposizione all’opera continua, soprattutto dopo l’imponente militarizzazione del territorio disposta per evitare che le proteste rallentino i lavori. Le rimostranze riguardano anche l’esproprio di ulteriori 24 terreni nei quali sono stati installati cancelli e barriere.

Fonte: La Repubblica – Chiara Spagnolo (pag. 15)

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