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Home Rassegna Stampa La Shell e gli affari del “capo”
09/04/2017 - Pubblicato in news internazionali

La questione gira intorno ad Eni, la compagnia petrolifera italiana che assieme a Shell ha acquistato la licenza Opl 245 investendo un totale di 1,3 miliardi di dollari. Ma ora sembra che Shell abbia avuto un ruolo chiave e che fossero consapevoli che il miliardo di dollari formalmente pagato al Governo nigeriano sarebbe andato nelle tasche di Dan Etete, il capo che anni prima, nella veste di ministro del petrolio, aveva assegnato la licenza ad una società, la Malabu, da lui stesso controllata. I dirigenti Shell erano consapevoli anche del rischio corruzione. L’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia ha accertato che la gran parte dei fondi destinati a Malabu, circa 737 milioni, non è rimasta in possesso a Etete, ma è stata frammentata tra numerosi destinatari. Eni ha tenuto a sottolineare che le autorità competenti in Italia e In Nigeria hanno la piena disponibilità da pare di Eni stessa e Shell. Le mail intercettate dimostrano che Shell era assolutamente consapevole che il grosso del denaro sarebbe andato ad Etete. Le comunicazioni elettroniche più imbarazzanti per Shell sono quelle in cui alcuni dei funzionari, ex membri del servizio segreto MI6, informavano i superiori di quello che avevano appreso sulla destinazione finale del denaro che sarebbe andato a Etete. Shell, nonostante sapesse, non era preoccupata. Shell ed Eni respingono ogni addebito, negando sia state trovate evidenze di un qualsiasi loro ruolo nelle azioni corruttive.

Fonte: Il Sole 24 Ore – Claudio Gatti (pag. 19)

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