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Home Rassegna Stampa “Saipem, con il riassetto Fsi-Eni saremo più autonomi e più forti”
08/11/2015 - Pubblicato in news nazionali

Lo sottolinea Paolo Andrea Colombo, presidente Saipem, in un'intervista al Corriere della Sera. "Che questa operazione sia nell'interesse di tutti i suoi protagonisti è un dato positivo. Noi ci siamo occupati esclusivamente dell'interesse di Saipem, ed e' con questo obiettivo che l'amministratore delegato Stefano Cao e io l'abbiamo proposta al consiglio. Siamo partiti da tre considerazioni: che l'azienda aveva un debito troppo elevato rispetto ai suoi concorrenti, e l'affidabilità' finanziaria e' un requisito importante quando si cerca di aggiudicarsi commesse a lungo termine. Poi che avevamo un unico finanziatore, l'Eni, e quindi una situazione di concentrazione non ottimale. E infine che per poter accedere al mercato del credito alle migliori condizioni dovevamo avere un rating investment grade". Con l'ingresso di Fsi i soci maggiori si suddividono il peso della ricapitalizzazione, che viene lasciata al mercato e comunque al consorzio bancario per il 57%. "Il fatto che ci sia la disponibilità da parte di primarie istituzioni finanziarie nazionali e internazionali a garantire l'aumento di capitale e' un segnale della valutazione positiva del mercato. - afferma Colombo - Le banche non rilasciano garanzie per accollarsi le azioni inoptate, lo fanno perché sono convinte che il mercato le sottoscriva. Il giorno dell'annuncio, poi, la Borsa ha risposto in modo ampiamente positivo". Colombo dice anche che "questo e' il primo consiglio di amministrazione interamente composto da consiglieri che non hanno rapporti con l'Eni. E anche se in azienda c'e' da sempre grande orgoglio di essere parte del gruppo Eni e di identificarsi nel cane a sei zampe, ora per Saipem e' arrivato il momento di camminare sulle proprie gambe e prendersi le proprie responsabilità". In merito a eventuali fusioni future l'ad di Saipem spiega: "Quando si sono verificate fasi di basso prezzo del petrolio con forti ricadute sugli investimenti, come oggi, si e' assistito a fenomeni di consolidamento. Non posso escludere che possano verificarsi anche in futuro. Il nostro piano non include operazioni straordinarie oltre alle dismissioni annunciate, ma la decisione di rafforzarci patrimonialmente ci permetterà, nel caso, di essere protagonisti, cogliendo eventuali opportunità".  Infine alla domanda se Saipem sia strategica per il sistema italiano risponde: "Ci si dimentica che Saipem e' tra le prime 10 aziende industriali italiane per fatturato con circa 12 miliardi realizzati per oltre il 90% all'estero. Abbiamo 46.000 dipendenti. Tra i 7.000 italiani, 3.200 sono ingegneri. L'anno scorso abbiamo effettuato 1,7 miliardi di euro di acquisti da fornitori italiani e creato occupazione per circa 28.300 persone complessivamente. Lascio a lei valutare se tutto ciò sia strategico o meno".

Fonte: Corriere della Sera – Stefano Agnoli (pag. 27)

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