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Home Rassegna Stampa Saipem Cao si fa in cinque E gioca la carta delle alleanze
14/11/2016 - Pubblicato in news nazionali

È reduce da un round di incontri, tra Londra, Parigi, concluso la settimana scorsa a New York. Sulle maggiori piazze finanziarie ha incontrato più di un centinaio di grandi investitori, fondi e asset manager alla ricerca di investimenti di lungo termine. Obiettivo, spiegare il nuovo piano industriale della Saipem, fiore all’occhiello dell’ingegneria e dell’impiantistica oil & gas, con 7 mila ingegneri, presente in 65 mercati. Che nel giro di un anno ha cambiato pelle. «Vogliamo essere ben certi che investitori e analisti abbiano capito a fondo quello che stiamo facendo». Stefano Cao, già direttore generale E&P dell’Eni, è stato alla guida di Saipem dal 1996 al 2000. A San Donato ha fatto ritorno un anno e mezzo fa per avviare il percorso di uscita della società di engineering dal perimetro della direzione dell’Eni e rafforzarla dal punto di vista patrimoniale anche attraverso il supporto della Cassa Depositi e Prestiti. Missione compiuta. Ma sullo sfondo c’è ancora l’industria petrolifera che ha tagliato gli investimenti, spinta da un mercato tenuto in ostaggio dal prezzo compresso del petrolio. «Prima il settore scommetteva su un recupero dei listini tra il 2017 e il 2018. Adesso dobbiamo abituarci a uno scenario lower for longer. Così siamo intervenuti con un taglio di costi da 1,7 miliardi entro la fine del 2017, che ci vede già a metà del percorso, poi abbiamo varato una ricapitalizzazione da 3,5 miliardi. Infine, il lancio di un bond con il quale abbiamo raccolto più di quanto pensavamo possibile. Con questo pacchetto di interventi la struttura finanziaria di Saipem oggi ha un livello di solidità adeguato. Insomma, abbiamo dovuto reagire più velocemente di quanto preventivato».

Fonte: Corriere della Sera – Corriere Economia – Daniela Polizzi (pag. 12)

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