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Home Rassegna Stampa A rischio l’oil&gas dell’Emilia Romagna
16/09/2015 - Pubblicato in news internazionali

Da Nord a Sud del Paese tra Nimby e Nimto, ma le aziende non ci stanno e ai comitati del «no» replicano con la protesta. Lo hanno fatto in Basilicata imprese e lavoratori dell'indotto petrolifero della Val d'Agri, manifestando davanti alla Regione. Istanze accolte ma con un tetto di 154mila barili al giorno (104 mila dell'accordo del 1998 con Eni 650 mila dell'accordo del 2006 per Total) e un «no» alle estrazioni a mare. Tema caldo per il Paese con la Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali che ha approvato, proprio su proposta del presidente del consiglio regionale lucano, Piero Lacorazza, la predisposizione di tre quesiti referendari per abrogare alcune norme dello Sblocca Italia in materia di trivellazioni in mare. Ma un altro indotto è in fibrillazione. A sottolinearlo, replicando all'iniziativa, è Gianni Bessi, consigliere regionale dell'Emilia Ro magna eletto nella Provincia di Ravenna, importante distretto oil&gas con un indotto nell'impiantistica industriale strumentale ai primi posti nel mondo che da lavoro a oltre 20 mila persone, fonte Rie). «Se la Basilicata è il polo nazionale dell'onshore, la mia regione è il polo dell'offshore nell'Adriatico. Si comprende bene quanto peserebbe il blocco dell'attività di estrazione che da decenni si svolge in Adriatico». La prima piattaforma in Adriatico, la Ravenna i, risale al 1960, ma ciò non ha impedito alla città di diventare Capitale italiana della cultura (in lizza per il titolo di Capitale europea della Cultura 2019, poi assegnato a Matera), di mantenere ben 8 siti Unesco, di avere un settore turistico che cresce insieme all'industria, con una riviera straordinaria, nel rispetto di ambiente e territorio. E vero che le esigenze e le rivendicazioni dei territori sono sacrosante ma sempre mantenendo una visione di insieme per una crescita di tutto il Paese»

Fonte: Il Sole 24 Ore, Impresa e territori – Luigia Ierace (pag. 13)

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