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Home Rassegna Stampa Raffinerie a rischio dopo gli accordi sul clima
03/11/2017 - Pubblicato in news internazionali

Potrebbero essere le raffinerie piuttosto che la produzione di petrolio e gas, a pagare il prezzo più alto in un mondo decarbonizzato. Le politiche contro il cambiamento climatico minacciano di dimezzare entro il 2035 i margini operativi nel settore, mettendo a rischio un quarto degli impianti. È quanto emerge da uno studio realizzato da Carbon Tracker con Wood Mackenzie, il fondo pensione danese Ap7 e quello olandese Pka, che per la prima volta ha approfondito in modo specifico il potenziale impatto degli Accordi di Parigi sul downstream petrolifero. Sono state analizzate ben 492 raffinerie, il 94% del totale, effettuando proiezioni in base allo Scenario 450 dell’Agenzia internazionale dell’Energia (Aie), secondo cui le misure per contenere a 2° C il rialzo della temperatura comporteranno un picco della domanda di greggio nel 2020, seguito da un declino dell’1,3% annuo fino al 2035. Il risultato è drammatico, anche se la stessa Carbon Tracker invita a «non prenderlo come una previsione precisa», considerato il gran numero di variabili in gioco (in primis di ordine politico). L’indicazione comunque è chiara: bisognerebbe «diffidare di tutti i nuovi investimenti in raffinazione, che si tratti di costruzione di nuova capacità oppure dell’ammodernamento o espansione di impianti esistenti», poiché c’è «il rischio di non ottenere un adeguato ritorno, sprecando capitale».

Fonte: Il Sole 24 Ore, Finanza e mercati – Sissi Bellomo (pag. 34)

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