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Home Rassegna Stampa Quei giochi pericolosi di Renzi con la Cdp
29/10/2015 - Pubblicato in news nazionali

La Cdp non è la Compagnia dei palafrenieri e neppure il Corpo dei pompieri. L'acronimo sta per Cassa depositi e prestiti e anche se poco conosciuta ha, o dovrebbe avere, un ruolo importante in questo Paese. Con i depositi postali dei pensionati, la Cassa depositi e prestiti entra nel capitale della Saipem, gigante a controllo pubblico ma in difficoltà: giù gli ordini, rosso di 920 milioni in sei mesi, 9mila posti da tagliare. Per statuto la Cdp dovrebbe mettere soldi solo in aziende che abbiano una sostenibilità economico finanziaria, che, tradotto in lingua comprensibile anche al popolo, significa che l'impresa dev'essere sana e non in perdita. Non solo: le prospettive di crescita della società non sono tra le più rosee, dato che nei primi nove mesi dell'anno gli ordini si sono attestati a 5,3 miliardi contro i 15 dei primi mesi dell'anno precedente. Come se non bastasse Saipem ha pure qualche guaio giudiziario, perché chi l'ha guidata in precedenza è nel mirino della magistratura per una tangente da quasi 200 milioni di euro che sarebbe stata pagata in Algeria in cambio di commesse. A che titolo dunque la Cassa depositi e prestiti ha investito i soldi in un'azienda con tali problemi? Perfino Giuseppe Guzzetti, il grande vecchio delle Fondazioni bancarie, le quali hanno quasi il 20 per cento di Cdp, si è fatto qualche domanda. E però dai nuovi vertici renziani non è giunta risposta. La Cassa è entrata in Saipem per salvaguardare l'occupazione? E allora perché il piano della società prevede tagli di quasi 9 mila posti di lavoro? L'ingresso nel capitale è giustificato dalle grandi potenzialità del settore? Ma ad oggi tutti sanno che a causa del prezzo del barile la ricerca petrolifera langue e anche l'estrazione. Dunque Le domande non sono secondarie.

Fonte: Libero 

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