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Home Rassegna Stampa Più petrolio ai mercati? L’Opec si spacca
19/06/2018 - Pubblicato in news internazionali

A quattro giorni dal vertice di Vienna, all’interno dell’Opec volano gli stracci. Sulla proposta di aumentare la produzione al fine di stabilizzare i prezzi del petrolio, non c’è infatti accordo. Il summit di venerdì prossimo potrebbe quindi partorire un’intesa così fiacca da rivelarsi  del tutto inutile. Sul tavolo, c’è la proposta della Russia (che fa parte del cosiddetto Opec+, il Cartello allargato alle altre principali nazioni produttrici) di incrementare l’output di 1,5 milioni di barili al giorno. Di fatto, un innalzamento dei livelli produttivi che avrebbe cancellato il patto, siglato nel gennaio 2017 e valido per tutto il 2018, con cui è stata ridotta l’offerta di 1,8 milioni di barili. Fino alla scorsa settimana sembrava che vi fosse una sostanziale convergenza sull’iniziativa del ministro dell'Energia russo, Alexander Novak, spalleggiata da un peso massimo come l’Arabia Saudita. Ma Venezuela e Iran hanno subito alzato le barricate minacciando di porre il veto alla proposta russa-saudita. La crisi economica di Caracas, da cui è derivato il collasso della produzione venezuelana, e il prossimo deficit di esportazioni di Teheran dovuto alle sanzioni dopo la rottura dell’accordo sul nucleare da parte di Trump, sono le ragioni che hanno spinto Mosca e Riad a voler compensare il “buco“ estraendo più petrolio. Il motivo del «no» di Venezuela e Iran è semplice: la coppia sa di non poter controbilanciare con una maggiore offerta il calo delle quotazioni petrolifere che sarà innescato dall’aumento della produzione da parte di altri Paesi. Sauditi e russi possono trovare il consenso di altre nazioni per un aumento dell’output, ma l’impresa non è facile.

Fonte: Il Giornale – Rodolfo Parietti (pag. 18)

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