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Home Rassegna Stampa Petrolio Usa da record ma la crescita futura non è priva di sfide
07/03/2018 - Pubblicato in news internazionali

Da qualche tempo Mark Papa, che al timone di Eog Resources è diventato una vera e propria leggenda del settore, non perde occasione per raffreddare l’entusiasmo imperante sulle sorti dell’industria petrolifera americana. Lo sta facendo anche in questi giorni, intervenendo alla Cera Week di Houston, in Texas, uno dei maggiori convegni mondiali dedicati all’Oil & Gas. Papa contesta l’eccessivo ottimismo sulla produzione Usa, che a suo parere difficilmente riuscirà a mantenere l’attuale ritmo di crescita. Gli Stati Uniti hanno di recente superato quota 10 milioni di barili al giorno, un record dal 1970, e l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) prevede che entro 5 anni saranno in grado di estrarre più di 12 mbg, superando non solo l’Arabia Saudita ma anche la Russia. Secondo il governo Usa il traguardo degli 11 mbg sarà tagliato già a ottobre. Eppure all’orizzonte si intravvede qualche segnale di difficoltà. Un mese fa Halliburton, colosso dei servizi petroliferi, ha sorpreso il mercato con un profit warning legato alla carenza di sabbia per il fracking. Diverse altre voci di costo stanno salendo, a cominciare da quello della manodopera. E ora un altro ostacolo potrebbe ora arrivare dalle politiche protezioniste di Donald Trump, che pure è uno dei maggiori fans del petrolio «made in Usa»: i dazi del 25% appena annunciati sull’acciaio sono una minaccia per l’industria petrolifera, che impiega qualità di metallo scarsamente reperibili negli Usa. Uno studio commissionato da associazioni di categoria evidenzia che in anni recenti il 77% dell’acciaio utilizzato per costruire oleodotti e gasdotti era di importazione. Il costo di materiali e componenti potrebbe ora lievitare di un quarto, scoraggiando la costruzione di pipeline che invece sono assolutamente necessarie per riuscire ad accompagnare lo sviluppo dei giacimenti, favorendo l’esportazione di petrolio e gas dagli Usa. Altri tubi sono indispensabili per “spostare” il gas associato che in quantità crescenti viene prodotto insieme allo shale oil.

Fonte: Il Sole 24 ore Finanza&Mercati – Sissi Bellomo (pag. 34)

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