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Home Rassegna Stampa Petrolio, la strategia dell’Arabia Saudita ferma lo shale oil Usa
21/10/2015 - Pubblicato in news internazionali

Vienna, 29 novembre 2014. Alla fine di un vertice Opec quanto mai concitato prevale la linea dell'Arabia Saudita. Nonostante i prezzi siano caduti, Riad decide di lasciare la produzione invariata. Il motivo ufficiale è conservare la quota di è di fare in modo che i prezzi scendano su valori insostenibili per le compagnie americane produttrici di shale oil . In altre parole dichiarare guerra allo shail oil. Undici mesi dopo, con i prezzi del greggio che stentano a risollevarsi (ieri il Brent era ancora sotto i 49 dollari e il Wti poco sopra i 46 dollari) la domanda che tutti si pongono fatica a trovare una risposta chiara: ha davvero vinto la linea saudita Se guardiamo al volume di shale oil prodotto negli Stati Uniti verrebbe da dire di no. Dalla fine del 2014 la produzione è rimasta sostanzialmente ferma a 1,2 milioni di barili al giorno (mbg). Se i prezzi si fossero mantenuti sui livelli di giugno sarebbe invece di almeno 1,5 mbg.E la produzione americana complessivamente sarebbe stata superiore di circa 2 mbg. Non è poco. Allora ha vinto Riad? La risposta a questo punto cambia a seconda del modo di vedere le cose. Nonostante diverse compagnie di shale abbiano fermato le nuove trivellazioni, la maggior parte ha comunque continuato a produrre. Ma quella crescita inarrestabile della produzione si è fermata, in attesa di tempi - e prezzi - migliori. E in questo caso, allora, l'Arabia Saudita ha avuto ragione. Anche perché bisogna porsi un'altra domanda. Cosa sarebbe accaduto se i sauditi avessero acconsentito a tagli produttivi I prezzi sarebbero probabilmente risaliti. E l'industria dello shale oil - forte di quotazioni del greggio che consentono loro avrebbero ripreso ad aumentare le perforazioni. C'è tuttavia un altro problema. Mantenendo la produzione invariata l'Arabia Saudita ha preso due piccioni con una fava. Oltre a fermare la crescita della produzione di shale oil, ha anche arrecato danni economici non irrilevanti ai suoi rivali politici. Paesi con cui - chi più e chi meno - è ormai ai ferri corti: in primo luogo l'Iran, rivale storico di Riad, ma anche la Russia, alleata del regime siriano.

Fonte: Il Sole 24 Ore – Roberto Bongiorni (pag. 34)

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