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Home Rassegna Stampa Petrolio in ribasso. Il mercato teme le ritorsioni cinesi.
07/04/2018 - Pubblicato in news internazionali

Una guerra commerciale tra Usa e Cina rappresenta una grave minaccia per le ambizioni di predominio energetico di Donald Trump. L’industria petrolifera americana non solo è esposta la rischio di veder rallentare l’economia globale e in consumi di combustibili, ma potrebbe anche essere colpita in modo diretto. Dopo l’ennesima raffica di dazi annunciata ieri dalla Casa Biana, diventa sempre più verosimile che Pechino possa dirigere le sue ritorsioni verso il greggio e il gas, prodotti che Washington esporta da pochi anni ma che sono diventati una delle fonti di entrata più ricche per la bilancia dei pagamenti. Il gigante asiatico non ha esitato a mettere nel mirino la soia, prodotto simbolo della potenza agricola americana, anche se probabilmente non riuscirebbe ad evitare del tutto gli acquisti dagli Usa. Il propano e molti derivati del petrolio sono già inclusi nella lista di controdazi diffusa mercoledì da Pechino: la stessa che comprende soia, cotone, aerei e automobili. L’ipotesi che il prossimo passo sia mirare direttamente al petrolio made in Usa comincia a fare presa tra gli analisti con ripercussioni anche sulle quotazioni del barile, in particolare quelle del Wti, che ieri ha ripiegato a 62 dollari, perdendo oltre il 2%. Pechino l’anno scorso ha assorbito il 40% dell’export americano di greggio, diventando il secondo acquirente alle spalle del Canada, con 435mila barili al giorno: forniture dal valore dei 8,24 miliardi di dollari. Con la produzione di shale oil e shale gas che continua a crescere senza freni, l’industria petrolifera americana deve assolutamente trovare un impiego per le forniture che il mercato locale non riesce ad assorbire.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Finanza e mercati – Sissi Bellomo (pag. 23)

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