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Home Rassegna Stampa Petrolio a prezzi negativi se manca spazio per le scorte
20/03/2020 - Pubblicato in news internazionali

Il petrolio ha cancellato i ribassi record di mercoledì ma la caduta ad appena 20 dollari non resta un caso isolato. L’eccesso di forniture sul mercato diventa sempre più grande, addirittura superiore a 10 milioni di barili al giorno, secondo alcuni analisti. E nel giro di qualche mese rischia di non esserci più spazio per accumulare scorte sulla terraferma: uno sviluppo che – a meno di un improbabile rapidissimo crollo della produzione – potrebbe portare addirittura a prezzi negativi. Significherebbe che le compagnie dovrebbero pagare per riuscire a liberarsi del greggio. Persino i barili superscontati offerti dall’Arabia Saudita stanno diventando meno attraenti: i clienti hanno storto il naso di fronte ai costi di trasporto troppo salati. Gli Stati Uniti, dove molti operatori dello shale oil sono sull’orlo della bancarotta provano intanto a tamponare l’emergenza. La Casa Bianca avrebbe da un lato aperto i canali diplomatici con Riad, e dall’altro messo allo studio l’ipotesi di nuove sanzioni contro la Russia. Le lobby petrolifere stanno anche premendo per un ricorso alle leggi anti-dumping o al divieto di importare greggio da alcuni Paesi. Un numero crescente di analisti pensa che il prezzo del petrolio è destinato a scendere ancora, forse addirittura sotto zero. Anche prima della pandemia è già successo più volte di vedere il segno meno davanti al prezzo del gas in alcune aree dello shale degli Usa, dove i volumi estratti insieme al petrolio sono tanto elevati quanto inutili: non c’è modo di utilizzarli o stoccarli in loco, né capacità sufficiente nei gasdotti per trasferirli altrove. Prezzi negativi sono diventati frequenti anche per l’elettricità, soprattutto in Europa, quando la quota di generazione da fonti rinnovabili è così alta da rendere l’offerta eccessiva rispetto alla domanda. Per il petrolio, la domanda nel secondo trimestre sta subendo una contrazione mai vista: tra 12 e 18 milioni di barili al giorno. La produzione sta già rallentando, forse l’Opec Plus potrebbe persino tornare sui suoi passi. Ma in tempi brevi non si può compensare un crollo dei consumi di queste dimensioni.

Fonte: Il Sole 24 Ore- Sissi Bellomo (pag. 3)

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