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Home Rassegna Stampa Petrolio in picchiata sotto 50 dollari
10/03/2017 - Pubblicato in news internazionali

Un’ondata di vendite di queste proporzioni non si vedeva da febbraio dell’anno scorso, l’epoca in cui il petrolio stava andando in picchiata verso i minimi da 13 anni, sotto 30 dollari al barile. Ieri le quotazioni del barile hanno perso circa il 2% dopo essere scivolate di oltre il 5% mercoledì. E per la prima volta nel 2017 il Wti ha ripiegato sotto la soglia psicologica di 50 dollari, per chiudere a 49,28$. Non è solo il petrolio ad aver invertito la rotta, trascinando con sé i titoli del settore. Anche l’oro è ai minimi da oltre un mese, sempre più vicino a scendere sotto 1200 dollari l’oncia. Grazie alla decisione dell’Opec di tagliare la produzione il petrolio ha guadagnato oltre il 10%. Ma dopo l’iniziale entusiasmo il mercato si era appiattito: la volatilità, linfa della speculazione, era quasi del tutto scomparsa e i prezzi sembravano intrappolati in una fascia di oscillazione ristretta, tra 53 e 55 dollari nel caso del Brent. Nel frattempo hanno cominciato a crescere i dubbi sull’efficacia dell’azione dell’Opec: i Paesi dell’Organizzazione stanno dimostrando una rara diligenza nel ridurre la produzione secondo gli obiettivi e la collaborazione degli alleati non Opec, benché imperfetta, è comunque discreta. Eppure le scorte petrolifere – almeno quelle degli Usa, su cui ci sono dati puntuali e visibili – continuano ad aumentare. E sono bastati 50 dollari al barile per far ripartire in quarta lo shale oil, tanto che la produzione di greggio americana è già tornata a superare 9 milioni di barili al giorno, il massimo da un anno.

Fonte: Il Sole 24Ore – Sissi Bellomo (pag. 5)

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