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Home Rassegna Stampa Il petrolio e le nuove sette sorelle così i padroni dello shale oil Usa hanno battuto l’Arabia Saudita
05/02/2018 - Pubblicato in news internazionali

Giovedì scorso negli Stati Uniti sono stati estratti 10,04 milioni di barili di petrolio. L’America sta per diventare il primo Paese petrolifero al mondo, e il merito è dello shale oil. E nuove sette sorelle sosterranno lo sviluppo del settore in America e proseguiranno la loro corsa nel mercato mondiale. Oggi lo shale è tornato, complice la ripresa mondiale delle economie e dei consumi, sul livello di 65 dollari al barile. “Si sono infrante le tradizionali simmetrie”, osserva Angelo Baglioni, economista internazionale della Cattolica di Milano. “Prima, quando l’America importava decine di milioni di barii, aveva la preoccupazione di gonfiare il proprio disavanzo commerciale, con tutte le conseguenze negative. Oggi accede l’opposto: l’America importa sempre meno petrolio, e da quando Obama negli ultimi mesi della sua presidenza ha autorizzato l’export, che era vietato fin dai tempi della crisi del ’73, ne vende all’estero in grandissima abbondanza. Per più di due terzi ormai è shale oil” il boom dello shale ha anche un motivo tecnico. All’inizio, quando arrivava in raffineria occorreva un processo di upgrading perché i particolari intasavano i processi, zolfo e idrogeno inquinavano l’aria, le olefine formavano sedimenti insolubili e causavano instabilità. Oggi grazie agli sviluppi tecnologici non è più così. Putin non resterà insensibile al sorpasso americano, scrive Business Week, e neanche l’Arabia Saudita non vorrà farsi trovare spiazzata. Nuovi accordi fra i due giganti potrebbero nuovamente manipolare i prezzi in un modo o nell’altro. Ma in America c’è anche un’altra preoccupazione: i rialzi dei prezzi petroliferi, se sono un tonico per i produttori interni, comportano rialzi in tutti i costi dei consumi a partire dalla benzina. Senza contare l’effetto-scoraggiamento per gli investitori di energie alternative.

Fonte: La Repubblica, Affari e finanza – Eugenio Occorsio (pag. 4)

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