Rassegna Stampa

Home Rassegna Stampa Petrolio, investimenti rinviati per 380 miliardi di dollari
15/01/2016 - Pubblicato in news internazionali

Il crollo vertiginoso del petrolio - sceso per la prima volta da 12 anni sotto 30 dollari al barile - non ha ancora scalfito la produzione, che continua ostinatamente a crescere e a mantenere sotto pressione i prezzi. Ma 2,9 milioni di barili al giorno di nuova offerta, equivalenti all’intero contributo del Venezuela o del Kuwait, sono già spariti dall’orizzonte. È questo l’impatto, pesantissimo e gravido di conseguenze, dei tagli agli investimenti operati dalle compagnie petrolifere. La stima è di Wood Mackenzie, che sta tenendo il conto dei progetti estrattivi rinviati a causa delle difficili condizioni del mercato. Nel primo anno di caduta del prezzo del barile erano 46. Da giugno a oggi la lista si è allungata a 68 progetti, che avrebbero dovuto sviluppare riserve per 27 miliardi di barili equivalenti petrolio, mentre l’importo dei tagli è quasi raddoppiato: da 200 a ben 380 miliardi di dollari, di cui 170 miliardi che avrebbero dovuto essere investiti a breve, nei prossimi cinque anni. Non succederà. E il risultato, in termini di produzione, sarà drammatico: 1,5 mbg in meno di qui al 2021, che saliranno a 2,9 mbg entro il 2025. Barili quasi certamente necessari, per soddisfare la crescita della domanda e il declino dei vecchi giacimenti, e la cui mancanza potrebbe riaccendere i prezzi del petrolio. La scure non è caduta solo su progetti faraonici, anche se oltre metà erano operazioni offshore in acque profonde - un settore in cui i costi sono scesi troppo poco: solo il 10%, osserva WoodMac - e anche se tra le vittime dell’austerità si contano ovviamente anche diversi mega-progetti, come la fase 2 del tormentatissimo Kashagan, il giacimento kazakho nel quale è coinvolta anche l’Eni. In media gli investimenti rinviati potevano arrivare a “breakeven” con il petrolio a 62 dollari al barile. Ma adesso un simile livello di prezzo sembra un miraggio: le quotazioni, dopo essersi ridotte di due terzi nel giro di appena 18 mesi, viaggiano oggi intorno a 30 dollari e un numero crescente di analisti prevede che scenderanno ancora, a 20 se non addirittura a 10 dollari. Anche il mercato dei future offre indicazioni tutt’altro che incoraggianti: non sono basse soltanto le quotazioni a pronti, ma anche quelle per scadenze lontane nel tempo, che le compagnie petrolifere osservano con attenzione quando approntano i piani di investimento. Tutta la curva del Brent, fino al 2020, oggi mostra prezzi inferiori a 50 dollari al barile. Con tutta probabilità i tagli non sono finiti. «Sarà un anno brutale, in cui le compagnie si concentreranno sulla sopravvivenza a breve termine», afferma Angus Roger, di Wood Mackenzie, stimando che nel 2016 - come già l’anno scorso - al traguardo della decisione finale di investimento (Fid) arriveranno non più di una mezza dozzina di grandi progetti.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Finanza & Mercati – Sissi Bellomo (pag. 30)

Tag Clouds

 

Ultime notizie

Elettricità e gas, i numeri UE sul primo trimestre

La combinazione delle misure di confinamento per la pandemia e di condizioni meteorologiche insolitamente buone ha determinato un'estrema volatilità nel primo trimestre 2020 sui mercati europei dell'energia
[leggi tutto…]

Energia, l’idrogeno al 13-14% nel mix europeo entro il 2050

Sullo sfondo c’è l’obiettivo di decarbonizzare l’economia europea, traguardo che verrà raggiunto anche tramite l’idrogeno, che dovrebbe crescere nel mix energetico fino al 13-14% da qui al 2050 puntando soprattutto su
[leggi tutto…]

Ad agosto arriva il gas in Puglia. Turisti sulle spiagge del Tap

Il metano che viene estratto dal Mar Caspio fino alla settimana scorsa arrivava sui monti del Pindo al confine tra la Grecia e l’Albania
[leggi tutto…]