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Home Rassegna Stampa Petrolio e gas due crisi parallele
02/11/2015 - Pubblicato in aspetti tecnici

Oltre al petrolio, c'è un'altra fonte di energia che soffre in tutto il mondo: il gas naturale. Nessun mercato ha sofferto più di quello europeo. La domanda europea è passata dai 527 miliardi di metri cubi del 2010 ai 407 del 2014. La crisi prima e gli stenti della ripresa poi hanno tagliato la domanda alla base. Nel 2014 è piovuto sul bagnato con la beffa di un andamento climatico mite che ha eroso i consumi invernali per il riscaldamento. A peggiorare le cose, fonti di energia vecchia a basso costo (carbone) e nuova (solare, eolico) si sono prese fette di una torta di domanda di energia sempre più piccola. Risultato: i prezzi del gas si sono quasi dimezzati rispetto a due anni fa. Per produttori e venditori di metano il danno è pesante. Le società europee avevano puntato sul gas grazie a scoperte in aree remote (Australia, Attica occidentale, Canada) che un tempo parevano in grado di ammortizzare la costante difficoltà nel rimpiazzare riserve di petrolio, ben più redditizio I grandi esportatori come la Russia hanno visto diminuire il loro potere di leva sui mercati, trovandosi costretti a cercare nuovi sbocchi. Gazprom, il primo produttore di metano al mondo, è passato dall'essere l'arbitro del futuro del gas europeo a società in precario stato finanziario e incerta prospettiva. Anche gli accordi con la Cina per esportare gas sono incagliati da questioni di prezzo, con Pechino che prospetta un taglio dei prezzi interni e una revisione al ribasso di accordi con fornitori vecchi e nuovi. Negli Stati Uniti, è stata la sovrapproduzione di shale gas a far cadere i prezzi ai livelli più bassi al mondo: quasi 2 dollari per MBtu (Million British Themal Unit), un terzo di quelli europei. A dispetto della caduta delle perforazioni causata dai prezzi asfittici, la produzione di shale gas resiste spinta dallo sviluppo di enormi giacimenti dai costi di estrazione talmente bassi da risultare redditizi anche in una situazione depressa. L'overdose di gas ha colpito anche il settore che doveva contribuire a rendere più globale e interconnesso il mercato mondiale, il gas naturale liquefatto: era il sogno dei produttori americani che già si vedevano esportatori, come pure di chi aveva scoperto gas in aree remote non collegabili via gasdotto ai mercati. Il sogno si è trasformato in una delusione cocente. Ci vorranno anni prima che l'eccesso di Gnl venga riassorbito. La modesta domanda di energia fa soffrire anche i produttori di elettricità che avevano puntato sulle centrali a gas affidandosi a contratti rigidi pur di garantirsi le forniture. Alcuni Paesi hanno introdotto un "pagamento di capacità", un meccanismo che consente di far pagare una quota a tutti i consumatori di elettricità per sostenere la capacità di generazione in eccesso, giustificato dalla necessità di sostenere centrali che altrimenti andrebbero chiuse, con rischi futuri in caso di black-out elettrici, contestato da chi sostiene che è come pagare parte del conto di chi ha fatto investimenti sbagliati. In Europa il consumatore beneficia solo una parte di questa situazione poiché tasse e accise occupano buona parte della bolletta e la diminuzione del prezzo della materia prima si registra in ritardo. Ma il mercato sta vivendo una rivoluzione da cui potrebbero emergere operatori flessibili e non gravati da condizionamenti del passato, nuove formule contrattuali, offerte più vantaggiose per i consumatori. Un mercato più libero e concorrenziale, con due sole riserve. In primo luogo, nei mercati del genere il consumatore gode quando i prezzi sono bassi, ma può soffrire molto quando i prezzi schizzano alle stelle. In secondo luogo, la sicurezza degli approvvigionamenti è affidata al mercato stesso, ossia al fatto che se i prezzi dovessero andare alle stelle, la domanda si contrarrebbe e il mercato tornerebbe in equilibrio. Poco male, osserverebbe un liberista sfrenato, se questo implica che qualcuno resti al freddo, magari perché non è riuscito a pagare la bolletta (come avviene negli Stati Uniti). Ma dubito che l'Europa continentale sia pronta per una prospettiva del genere. È presto per dire se l'eccesso mondiale di gas sposterà anche l'Europa verso un modello americano. Per il momento, l'unica cosa certa è che chi pensava di far soldi col gas - in Europa e nel mondo - si lecca le ferite o lotta per sopravvivere.

Fonte: La Repubblica A&F – Leonardo Maugeri (pag.1-10)

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