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Home Rassegna Stampa Il petrolio ha la febbre, ora rischiano le imprese
27/11/2017 - Pubblicato in news internazionali

Il rincaro dei prezzi alla pompa registrato nelle ultime settimane potrebbe essere solo il primo segnale. Se il prezzo del petrolio dovesse continuare a salire — il Brent ha ripiegato parzialmente solo negli ultimi giorni, dopo aver raggiunto i massimi dal 2015 — , si rischiano problemi ben più consistenti sia per i consumatori, che per le imprese. Infatti lo scenario macro è in evoluzione, con due forze che spingono in questa direzione: da una parte il consolidarsi della crescita economica a livello mondiale, che solitamente porta con sé maggiori consumi; dall’altra la convinzione diffusa tra gli analisti che il 30 novembre, quando a Vienna si ritroveranno i Paesi del cartello Opec e quelli affini (Russia in primis), verranno rinnovati i tagli alla produzione in scadenza il prossimo 30 marzo, architettati proprio per cercare di risollevare i corsi del barile. In questa direzione spingono in particolare l’Iraq, l’Arabia Saudita e il Kuwait, ma anche gli altri sembrano orientati a estendere i tagli anche se mancano indicazioni temporali sulla mossa. Resta da capire come si muoverà Mosca. Resta però difficile da decifrare la situazione negli Stati Uniti. Dopo settimane in cui si è registrato un progressivo calo delle scorte, indicatore che tende ad anticipare nuovi rifornimenti (e quindi una pressione della domanda sull’offerta, con il conseguente rialzo dei prezzi), più di recente si è assistito a un incremento della produzione locale, che potrebbe spingere in direzione opposta.

Fonte: La Repubblica, Affari e finanza – l.d.o (pag. 44)

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