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Home Rassegna Stampa Petrolio, dipendenza in aumento
22/12/2015 - Pubblicato in news nazionali

Non solo nell’upstream, ovvero nell’esplorazione e produzione. La crisi si aggrava pericolosamente anche nella raffinazione e nella vendita. Mal comune con il resto d’Europa, nel primo caso. Con un segnale di ripresa nel 2015 che si rivela fugace, confermando tutti i pericoli di un effetto boomerang sui prezzi dei prodotti raffinati che rischia di allargare il gap dell’Europa con le altre economie. Mentre l’Italia paga un pesante tributo aggiuntivo, per colpe tutte le sue, nella filiera della distribuzione e vendita dei carburanti: niente da fare nei tentativi ultradecennale di razionalizzare una rete di distributori ancora frammentata e diseconomica. Pagano i consumatori, ma soprattutto l’industria del settore. Che vede ridursi drammaticamente i suoi margini operativi. È uno scenario con poche luci e molte ombre quello dipinto dall’Unione petrolifera nel preconsuntivo 2015. Certo, le quotazioni internazionali delle fonti di energia abbatterà a fine anno del 22% la fattura energetica nazionale, che ci farà risparmiare quasi 10 miliardi passando a 34,7 miliardi dai 44,6 del 2014, mentre il costo del greggio che abbiamo importato nel 2015 è stato inferiore rispetto al 2014 del 36% in euro/barile e del 47% nel valore in dollari consentendoci di risparmiare 8,7 miliardi di euro (-35%). Ma nel frattempo la nostra dipendenza petrolifera dall’estero sale al 91%, ulteriore conferma della nostra timidezza nello sfruttamento delle non disprezzabili risorse nazionali. I segni di ripresa economica il prezzo del barile basso alimentato una crescita del 3,6% nei consumi petroliferi.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Impresa & Territori

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