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Home Rassegna Stampa Perforazioni in mare, nove giacimenti a rischio
22/12/2015 - Pubblicato in news nazionali

Lo stabilisce l’emendamento “no triv” presentato dal Governo per evitare un referendum contro l’uso delle risorse del sottosuolo italiano. L’emendamento è uno dei moltissimi inseriti nella Legge di Stabilità e dice che vengono sospesi tutti gli iter di autorizzazione in corso per la ricerca o lo sfruttamento dei giacimenti in mare entro le 12 miglia dalla spiaggia (19,3 chilometri). Su terraferma viene soppresso l’obbligo del piano di valutazione ambientale strategica, quello che prevede un dibattito pubblico con le popolazioni interessate, piano che avrebbe proiettato l’Italia in avanguardia in Europa dal punto di vista ambientale. Per l’autorizzazione allo sfruttamento di nuovi giacimenti servirà il parere della Regione interessata, senza il quale la procedura di autorizzazione resterà congelata. In altre parole verranno sospesi molti dei 27 iter di autorizzazione in corso che aspettano il via libera finale del ministero dello Sviluppo economico. Molti degli iter hanno passato la Valutazione d’impatto ambientale e hanno superato gli scogli delle sospensive che i comitati contrari alle attività petrolifere nazionali avevano chiesto (e perso) al Tar contro il via libera del ministero dell’Ambiente. Quali conseguenze potrà avere sulle 106 piattaforme italiane presenti da decenni nei nostri mari, di cui gran parte in Adriatico? Sicuramente sfumano i progetti Elsa della Petroceltic e Ombrina della Rockhopper, i due progetti più avanzati. Fra le grandi compagnie, salterà un grande progetto ancora embrionale, e non ancora formalizzato, della Shell nel Golfo di Taranto, sotto il quale ci sarebbero riserve assai ingenti. Non sfumano i progetti più rilevanti delle due maggiori compagnie italiane, l’Eni e l’Edison, nel Canale di Sicilia e in Adriatico. Ma le due compagnie sono toccate dalla norma per progetti minori oppure dovranno adeguare i perimetri interessati dalle attività perché segmenti delle aree petrolifere ricadono nelle zone che saranno vietate.

Fonte: Il Sole 24 ore, Impresa & Territori ​

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