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Home Rassegna Stampa L’Opec prova a frenare Libia e Nigeria
11/07/2017 - Pubblicato in news internazionali

L’Opec sta provando a mettere un freno alla produzione di petrolio di Libia e Nigeria, che è cresciuta a sorpresa negli ultimi mesi, al punto da neutralizzare un terzo dei tagli effettuati dall’Organizzazione e dai suoi alleati. È stato il Governo russo a rivelare che rappresentanti dei due Paesi, finora esentati dai tetti produttivi, sono stati invitati a San Pietroburgo il 24 luglio, per la riunione del Comitato di monitoraggio sui tagli. L’iniziativa ha arginato le vendite sui mercati petroliferi, ma il recupero delle quotazioni del barile è stato comunque modesto: +0,4%, con il Brent a 46,88 dollari e il Wti a 44,40 $ a fine seduta. Lo scetticismo è comprensibile. Libia e Nigeria, che rispetto a ottobre stanno estraendo 600mila bg in più (a fronte di tagli Opec-non Opec per 1,8 milioni di bg), non sembrano disposte a fermarsi. Il ministro nigeriano Emmanuel Ibe Kachikwu, che pure si era detto disponibile a fare la sua parte in caso di recupero dell’output, ha già detto che non andrà in Russia, per un precedente impegno. E comunque chiede «qualche mese per vedere se il recupero è permanente e sostenibile». Dalla Libia intanto Mustafa Sanalla, a capo della National Oil Corporation (Noc), fa sapere che il suo Paese – che oggi estrae 1 mbg, il massimo da 4 anni, ma punta ad arrivare a 1,2 mbg – può al massimo «informare l’Opec e i mercati dei suoi piani sul recupero della produzione». «La situazione politica, umanitaria ed economica della Libia – sottolinea Sanalla – dev’essere tenuta in conto se dobbiamo parlare di tetti alla produzione».

Fonte: Il Sole 24 Ore Finanza & Mercati – Sissi Bellomo (pag. 30)

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