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Home Rassegna Stampa Oleodotti e giacimenti minerari. Trump non si fida degli sceicchi e punta all’autonomia energetica
11/03/2017 - Pubblicato in news internazionali

Nel quarto giorno dell’era Trump, il neoeletto presidente degli Stati Uniti ha firmato - fra gli altri - due decreti esecutivi per completare altrettante opere infrastrutturali del comparto energetico, la cui realizzazione era ostaggio di un’impasse della precedente amministrazione. I provvedimenti puntano ad agevolare e accelerare la messa in opera dell’oleodotto Keystone XL da parte di TransCanada, e il completamento del Dakota Access da parte di Energy Transfer Partners. Due pilastri della più ampia strategia di primato energetico nazionale col quale Donald Trump punta a consolidare l’indipendenza del Paese, mettendolo al riparo dalla volatilità finanziaria internazionale e dalle dinamiche di prezzo dettate dall’Opec. La strategia Trump in materia energetica, di cui la controriforma ecologista e il rilancio dell’industria mineraria sono aspetti strategici, giunge in un momento di nuova volatilità del prezzo del petrolio, con il barile di Wti a quota 48,49 dollari, ovvero ai minimi dal 29 novembre. L’impressione è che si sia innescato nuovamente quel trend che aveva portato in circa un anno e mezzo il prezzo del barile da 110 dollari ai 26 dollari di gennaio 2016, sotto l’azione della lunga mano saudita. Il congelamento dei tagli di produzione da parte di Riad, capofila Opec, con conseguente depressione dei prezzi, aveva messo fuori gioco i Produttori minori e portato alla bancarotta circa 80 aziende Usa del comparto. E in ultima istanza innescato ricadute negative sulla stessa Arabia Saudita, costretta a ricorrere all’austerity in stile occidentale.

Fonte: La Stampa – Francesco Semprini (pag. 9)

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