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Home Rassegna Stampa “Il Mef resta primo socio di Enel. Difficili cambi di controllo in cda”
08/03/2016 - Pubblicato in aspetti tecnici,news nazionali

Dopo l'integrazione con Enel  Green Power il Tesoro, che scenderà al 23,6% di Enel , "resterà di gran lunga il primo azionista, ma non dispone già più della maggioranza in assemblea ordinaria". Lo dice Patrizia Grieco, presidente di Enel , intervista dal Sole 24 Ore, aggiungendo che eventuali ribaltoni nel board "sono tecnicamente possibili, ma li ritengo improbabili. I fondi possono dare, però, segnali importanti sia al management che all'azionista di riferimento, ad esempio sulla composizione delle liste presentate dal socio di maggioranza". "L'integrazione di Egp - prosegue Grieco - è stata approvata in assemblea con una maggioranza del 99,57%. Credo sia stata apprezzata la chiarezza del piano strategico di Enel , che fa perno su due grandi filoni di crescita: le energie rinnovabili e reti sempre più intelligenti. Nell'ambito di questo piano, l'integrazione di Egp, alla quale è destinato il 53% degli investimenti per la crescita del gruppo nei prossimi 5 anni, costituisce un processo del tutto naturale". Grieco sottolinea come "siano stati lungimiranti gli azionisti di Enel  ad accettare di diluirsi attraverso l'integrazione, e se lo hanno fatto approvando l'operazione con una percentuale del 99,57% del capitale presente in assemblea vuol dire che erano convinti che fosse l'operazione giusta". A chi le chiede se esiste il rischio che i fondi possano aggregare i voti su una lista alternativa che potrebbe prendere il controllo del board, il presidente di Enel  risponde che "tecnicamente è possibile ma lo ritengo improbabile, perché' l'attitudine dei fondi è quella di non avere responsabilità di gestione e quindi di presentare liste di minoranza e non di maggioranza. I fondi possono dare però segnali importanti sia al management che all'azionista di riferimento, ad esempio sulla composizione delle liste presentate dal socio di maggioranza. E' già successo in alcune grandi società dove la lista di minoranza ha ottenuto la maggioranza dei voti. I rischi di contendibilità sono poi più che limitati, perché' i fondi, che sono circa 600 nel nostro azionariato, avrebbero difficoltà obiettive ad aggregare tanti azionisti da poter raggiungere un'adesione del 75% del capitale a un'Opa totalitaria".

Fonte:  Il Sole 24 Ore, Finanza e mercati – Laura Serafini (pag. 37)

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