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Home Rassegna Stampa Le mani della Jihad sui giacimenti di gas del Monzambico
27/06/2018 - Pubblicato in news internazionali

Il terrorismo di matrice jihadista non conosce più confini in Africa. Aumentano gli affiliati e le sigle, si intensificano gli attacchi e si sconfina in aree del continente mai raggiunte prima. A soccombere questa volta è il Nord del Mozambico, una delle regioni più paradisiache e pacifiche dell’intera Africa Australe. L’ultimo episodio alcuni giorni fa a Maganja, pochi chilometri da Palma: 5 morti e centinaia di sfollati. Non un luogo a caso. Questo nuovo fronte, infatti, difficilmente si trasformerà nell’ennesima crisi dimenticata africana. Gli interessi in gioco sono altissimi a livello internazionale, ma anche italiano. A largo di Palma, nel bacino marittimo di Rovuma, 7 anni fa è stato scoperto un giacimento di gas naturale liquido (Gnl) da 2400 miliardi di metri cubi. Un tesoro da 30 miliardi di dollari, in grado di trasformare il Mozambico in una potenza energetica capace di esportare 20 milioni di tonnellate all’anno di gas e rimpinguare le indebitate casse pubbliche. Una partita che vede tra i protagonisti anche l’Eni che ha investito 8 miliardi di dollari per acquistare i diritti di estrazione nell’Area 4 del bacino che contiene 450 miliardi di metri cubi di Gnl e che dal 2022 dovrebbe garantire una produzione di 3,4 milioni di tonnellate all’anno. Una quantità che sarebbe sufficiente a rifornire per 20 anni il fabbisogno energetico di Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna.

Fonte: La Stampa – Lorenzo Simoncelli (pag. 10)

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