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Home Rassegna Stampa Infrastrutture, reti, energia: torna allo Stato il timone dello sviluppo
09/10/2015 - Pubblicato in news nazionali,normativa

La riforma del Titolo V approvata ieri dal Senato mette fine a 15 anni di federalismo pasticciato, ossia quello approvato in fretta e furia dal centrosinistra nel 2OO1 per contrastare la Lega alleata di Silvio Berlusconi sul suo stesso terreno. Com'è noto quella riforma, sia pure confermata da referendum popolare a differenza di quanto accaduto qualche anno dopo alla "devolution" di Umberto Bossi, non aiutò Francesco Rutelli e la coalizione di centrosinistra che lo sosteneva a vincere le elezioni In compenso, grazie all'introduzione nell'articolo 117 della Costituzione di un elenco di «materie di competenza concorrente», ha trasformato i conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni nel maggior numero di cause che la Corte costituzionale ha dovuto affrontare negli ultimi anni. Il primo merito della riforma costituzionale targata Boschi in materia di federalismo è proprio quello di eliminare del tutto le «materie concorrenti». Ma dal momento che i conflitti ci saranno comunque, perché nessun elenco per quanto preciso potrà mai eliminarli, con l'istituzione di un Senato delle Regioni che avrà prevalentemente funzioni di coordinamento e di controllo tra i diversi livelli di legislazione (statale, regionale e anche europea) la riforma stessa ha iniettato gli anticorpi: il nuovo Senato, libero dai vincoli di fiducia con il governo, sarà il luogo politico dove dirimere preventivamente le possibili controversie. Oltre ad essere un luogo politico ben più autorevole della Conferenza delle Regioni nel quale i governatori potranno far valere le proprie ragioni, quando saranno vere ragioni. Il secondo e forse ancora più importante merito del nuovo Titolo V approvato ieri dall'Aula di Palazzo Madama è il ritorno in capo allo Stato, come competenza esclusiva, di una ventina di materie strategiche per l'economia e per lo sviluppo territoriale del Paese: dalle «infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relative norme di sicurezza» alla «produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell'energia» fino all'ordinamento delle professioni e della comunicazione, all'ambiente, al commercio estero, alla tutela e valorizzazione dei beni culturali. Un altro colpo al federalismo prima maniera viene poi dall'introduzione, sempre nell'articolo 117, della cosiddetta clausola di supremazia dello Stato: «Su proposta del governo la legge dello Stato può intervenire in materie o funzioni non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richiede la tutela dell'unità giuridica e dell'unità economica della Repubblica o lo rende necessario la realizzazione di programmi o di riforme economiche-sociali di interesse nazionale».

Fonte: Il Sole 24 Ore – Emilia Patta (pag. 31)

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