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02/10/2017 - Pubblicato in news internazionali,news nazionali

A partire dal 2014 alcuni studi accademici hanno rivelato che le società che vantano un basso impatto ambientano hanno performance migliori e una minora volatilità rispetto a quello che non hanno cambiato le proprie politiche energetiche. E questo non avviene solo nell’oil&gas ma in ogni settore produttivo. Le ragioni di queste performance non vanno però cercate nel campo dell’etica, alle cui sirene Wall Street non è mai stata particolarmente sensibile, ma guardando alle prospettive dei costi. Analizzando la differenza di andamento fra i portafogli “low” e “high carbon” si giunge alla conclusione che i mercati stiano scontando un prezzo del carbone nell’ordine di circa 100 dollari a tonnellata, circa 10 dollari in più rispetto alle quotazioni attuali. Questo significa che gli operatori finanziari si attendono l’introduzione di una maggiore tassazione o la creazione di un vero mercato per i diritti di emissione.

Fonte: La Repubblica, Affari&finanza – Marco Frojo (pag. 60)

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