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Home Rassegna Stampa Grigio, blu o verde. I conti in tasca all’idrogeno arcobaleno
30/11/2020 - Pubblicato in news nazionali

Pronti, via, anche l’Italia entra ufficialmente nella partita dell’idrogeno. Il fischio d’inizio è stato dato il 24 novembre scorso, quando il Ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato le “linee guida sulla strategia nazionale sull’idrogeno”. In molti processi industriali  - nei cosiddetti settore <<hard-to-abate>> come le acciaierie, le raffinerie, i cementifici, le cartiere – potrebbe sostituire l’elettricità. Il suo valore ambientale e il suo colore dipende proprio da come lo si ricava. Se dal metano è “grigio”: per ogni chilogrammo ottenuto se ne liberano ben 9 di anidride carbonica. Se ricavato dall’elettrolisi dell’acqua con elettricità rinnovabile sarà “green”. Se a quello grigio si applicasse una tecnologia conosciuta come “carbon sequestration” si potrebbe avere a disposizione un idrogeno decarbonizzato, ovvero “blu”. Dall’analisi dei prezzi e tecnologie emerge quanto segue. L’idrogeno “grigio”, la stragrande maggioranza di quello prodotto oggi, è il più nocivo ma anche il più economico. Dipende dal prezzo del metano e può costare tra 1 e 1,5 euro al chilogrammo. Per quello “blu” bisogna aggiungere i costi per la cattura e il sequestro della Co2, che ai livelli attuali aggiungono un altro mezzo euro al chilogrammo. Un po' più complesso il calcolo del “verde”, per il quale bisogna tener conto del costo degli elettrolizzatori, di quello dell’energia rinnovabile e del numero di ore annue di utilizzo dell’impianto, fotovoltaico od eolico. In Italia, per il verde, oggi il costo varia tra 6 e 8,7 euro al chilogrammo – fino a otto volte di più di quello grigio e blu – con la possibilità al 2040 di scendere a 2,1-4,4 euro al chilogrammo. L’Eni, che è primo produttore nazionale di idrogeno (grigio), si batte per il “blu” come anello di congiunzione, in oggettivo contrasto con il governo giallorosso che ha optato con decisione per quello “verde”. L’Enel si è sempre decisamente schierata per quello “verde”, ritenendo la cattura della Co2 una perdita di tempo e denaro. Enel, Eni e Snam auspicano un modello aperto di partnership dove più soggetti possono co-investire negli stessi progetti”.  E allora se son rose fioriranno, il colore si vedrà.

Fonte: Il Corriere della Sera – l’Economia – Stefano Agnoli (pag. 30)

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