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Home Rassegna Stampa Grandi investimenti frenati dai colpi di testa nelle regole
23/12/2020 - Pubblicato in news internazionali

La nuova ipotesi di rinunciare all’utilizzo dei giacimenti nazionali di petrolio e gas  - circa 4 miliardi di metri cubi di metano e 5 milioni di tonnellate di greggio – a vantaggio di idrocarburi che dovranno essere estratti all’estero e importati con i metanodotti e con le petroliere mette in difficoltà le compagnie energetiche e l’occupazione nell’indotto minerario. L’Italia, da decenni amica delle importazioni di energia tanto da diventare il paese europeo più dipendente dall’estero, cambia di continuo le carte e le regole, rendendo costosi (o addirittura paralizzando) gli investimenti esteri nel campo energetico. Tra i casi più recenti di normative contradditorie vanno ricordati il referendum “no-triv” dell’aprile 2016, il divieto alle attività petrolifere nelle acque territoriali, la moratoria ricorrente e in questi giorni l’emendamento ipotizzato per il decreto Milleproroghe. Su tutto aleggiano le pianificazioni dai nomi improbabili come il Pitesai, cioè il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee. E’ un espediente per cercare di fermare l’utilizzo di giacimenti nazionali, cioè sarà una mappatura in cui verrà delineato dove, per motivi di popolazione, di paesaggio, di risorse naturali, di turismo culturale e di agricoltura di qualità, sarà vietatissimo sfruttare il sottosuolo. Di anno in anno questo piano viene rimandato e non è un caso se da anni le imprese del settore, nell’assoluta incertezza, licenziano e emettono sulla strada migliaia di persone. 5 milioni di tonnellate di greggio in più e 4 miliardi di metri cubi di gas in più dovranno essere pompati nei metanodotti di importazione dalla Russia, dalla Norvegia, dall’Azerbaijan, dall’Algeria e dalla Libia. Tra gli investimenti che esigono chiarezza: i programmi dell’Enegean per le piattaforme appena comprate dall’Edison o quelli dell’Eni nel Canale di Sicilia. E’ in fase di rinnovo la concessione, scaduta e prorogata, dell’intero giacimento Eni in Val d’Agri, il più grande giacimento d’Europa. Fino al mese di ottobre l’ufficio minerario dello Sviluppo economico aveva censito l’estrazione dai giacimenti nazionali nei primi dieci mesi di quest’anno di 3,7 miliardi di metri cubi di metano, soprattutto dalla val d’Agri, e dai giacimenti sotto il fondale dell’Adriatico. Quanto alle importazioni, nei primi dieci mesi di quest’anno l’Italia ha importato più di 8 milioni di tonnellate di greggio dall’Azerbaijan e più di 7 milioni dall’Iraq. Seguono Arabia, Russia, Kazakhstan; attorno a forniture sui 2 milioni di tonnellate in 10 mesi si collocano Nigeria e Libia. Per il metano la Russia è in testa per le forniture all’Italia. Nel periodo gennaio-ottobre l’Italia ha importato dalla Russia 23,8 miliardi di metri cubi di gas su un consumo totale italiano di 55,1 miliardi di metri cubi.

Fonte: Il Sole 24 Ore – Jacopo Giliberto (pag. 3)

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