Rassegna Stampa

Home Rassegna Stampa Il gasdotto Tap costerà 4,5 mld
15/02/2017 - Pubblicato in news internazionali,news nazionali

Dopo tante stime ufficiose c’è finalmente una cifra certa. E sono buone notizie per gli azionisti del consorzio Tap Ag, che realizzerà la parte finale del gasdotto tra Azerbaijan e Italia, attraverso il cosiddetto Corridoio Sud. Il saldo totale degli investimenti necessari, infatti, è più basso del previsto: 4,5 miliardi di euro rispetto alla forchetta di 5,6-6 miliardi accreditata finora dal mercato. Di conseguenza, scende pro-quota il contributo a carico di ciascun azionista. Del consorzio Tap Ag fanno parte sei soci: Snam (20%), BP (20%), Socar (20%) Fluxys (19%), Enagás (16%) e Axpo (5%). Oggi la società è responsabile dello sviluppo e dell’esercizio dell’infrastruttura di trasporto del gas dalla zona di confine tra Grecia e Turchia al Sud Italia (Puglia), ma a lavori ultimati diventerà gestore del sistema di trasmissione, garantendo la capacità di trasporto per consentire a shipper e produttori di commercializzare il proprio gas. Nel frattempo è quasi completata la fase 2 dello sviluppo di Shah Deniz, il mega giacimento azero dal quale, a partire dal 2020, arriverà il gas destinato ai mercati raggiunti dal Tap fino all’approdo finale in Italia, sulle coste pugliesi. Il gasdotto Tap, a regime, trasporterà fino a 8 miliardi di metri cubi di gas l’anno.

Fonte: MF – Angela Zoppo (pag. 14)

Tag Clouds

 

Ultime notizie

Le emissioni non aumentano anche se l’economia è cresciuta: ecco perché è una buona notizia

Contrariamente alle attese, nel 2019 le emissioni mondiali di CO2 – il principale dei gas serra responsabili del riscaldamento globale- non sono aumentate
[leggi tutto…]

Chi vince e chi perde con il Green New Deal

New Green Deal. Sbagliare una mossa potrebbe costare salato
[leggi tutto…]

La Cina respinge carichi di Gnl e manda a picco i prezzi del gas

Forza maggiore. È questa la nuova nemesi che dalla Cina si è abbattuta sul settore del gas, già messo alla prova da climate change, guerre commerciali ed eccessi produttivi.
[leggi tutto…]