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Home Rassegna Stampa Gas sempre più caro in Europa e Asia. Esportazioni Usa al record storico
18/12/2020 - Pubblicato in news internazionali

Il gas si sta prendendo la rivincita dopo i mesi più bui della pandemia, con prezzi record e una vigorosa ripresa della domanda in molte aree del mondo. A trainare è il Gnl che in Asia oggi scambia a un valore di quasi sette volte superiore ai minimi di maggio: oltre 12 dollari per milione di Btu, un record da sei anni. E’ tutto il comparto dell’energia ad essere surriscaldato, in particolare da quando sui mercati impazza l’euforia da vaccino. Il petrolio Brent ieri ha di nuovo aggiornato il massimo da 9 mesi, toccando quota 51,90 dollari al barile, mentre i diritti europei per l’emissione di Co2 sono addirittura al record storico. Rincari che favoriscono il gas. Mentre l’Europa sceglie di lasciare ai margini dello scenario energetico futuro anche il più pulito tra i combustibili fossili. La Commissione Ue ha indicato in questi giorni che non intende più sostenere la costruzione di gasdotti, né di altre infrastrutture legate al gas. La transizione energetica getta un’ombra sul futuro del gas. Contenere la temperatura globale entro 2° mette a rischio tre quarti della produzione extra di Gnl che si ipotizza di sviluppare nei prossimi vent’anni, secondo un recente studio di WoodMackenzie: nel 2040 potrebbe bastare un’offerta addizionale di 145 miliardi di metri cubi l’anno, invece di 450 miliardi,, e poiché è improbabile che il Qatar rinunci all’espansione del North Field, per tutti gli altri resterebbero a disposizione progetti per appena 105 miliardi di mc, in caso di successo nella lotta al climate change. Per ora la domanda di gas è forte e le importazioni sono in ripresa anche in Europa, dove la tenzione sui prezzi riflette la scarsa disponibilità di Gnl. Ad aiutare i consumi c’è comunque l’arrivo dell’inverno nell’emisfero nord. E l’offerta di Gnl fatica a tenere il passo: negli ultimi mesi ci sono state difficoltà produttive (in parte ancora irrisolte) in molti Paesi, compresi alcuni big come Australia e Qatar. Gli Stati Uniti in compenso sono tornati in pista, dopo i danni da uragani e la stretta alla produzione imposta l’estate scorsa dal rifiuto di decine di carichi da parte dei clienti. A novembre l’export di Gnl <<made in Usa>> ha addirittura battuto ogni record: 9,4 miliardi di piedi cubi. Resta da vedere se in futuro questo periodo non sarà ricordato come il canto del cigno. In Nord America sono in costruzione altri 17 treni di liquefazione del gas. Negli Usa c’è anche una lunga serie di progetti ancora sulla carta. Ma è difficile prevedere se riusciranno a vedere la luce: trovare finanziatori è diventato difficile, in parte proprio per la crescente ostilità verso i combustibili fossili.

Fonte: Il Sole 24 Ore – Sissi Bellomo (pag. 30)

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