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Home Rassegna Stampa Gas russo vincente sul mercato europeo con il grande freddo
11/01/2017 - Pubblicato in aspetti tecnici,news internazionali

Anche nelle guerre del gas il «generale inverno» è schierato con la Russia. Il freddo polare e le forti nevicate che stanno investendo l’Europa hanno spinto ai massimi storici le esportazioni di Gazprom, assegnandole la vittoria nei confronti dei concorrenti. Alla faccia dello shale gas americano, che ha cominciato ad arrivare sui mercati internazionali sotto forma di Gnl. E alla faccia della Commissione europea, che da anni si batte per diversificare le fonti di approvvigionamento e attenuare la dipendenza energetica da Mosca. Il gigante russo del gas – avvantaggiato anche da prezzi molto competitivi – sta bruciando un record di fornitura dietro l’altro. L’ultimo, che risale a domenica, è di 621,8 milioni di metri cubi esportati in un solo giorno verso Europa e Turchia. Gli inverni sono sempre molto freddi in Russia, ma stavolta la colonnina di mercurio è precipitata addirittura 60 gradi sotto zero in alcune aree del Paese, come la Siberia, dove ci sono numerosi giacimenti di idrocarburi. È anche per questo motivo, dicono i maligni, che Mosca sta dimostrando uno zelo sorprendente nel tagliare la produzione di petrolio come promesso all’Opec: con temperature così basse gli impianti di estrazione hanno difficoltà a funzionare. L’Ucraina, protagonista di infinite dispute con Gazprom nel passato, ha già messo le mani avanti: «Aspettiamo che attacchino a suonare il loro motivo preferito, ossia l’allarme sul fatto che stiamo rubando il gas dagli stoccaggi sotterranei – si legge nella pagina Facebook di Naftogaz, la compagnia ucraina – Se sono a corto di gas non abbiamo nessun obbligo di aiutarli con le nostre riserve». In realtà i russi hanno di fatto già cominciato a emanciparsi dalla necessità di trasportare il gas attraverso l’Ucraina: i flussi via Germania sono sempre più consistenti, con il gasdotto Nord Stream – che Gazprom progetta di raddoppiare – utilizzato alla massima capacità da quando la Commissione Ue, a fine ottobre, ha concesso a Mosca di sfruttare maggiormente i tubi di Opal, che raccordano Nord Stream alla rete ceca. Sono molto richieste anche le forniture dall’Algeria, che l’Italia in particolare ha più che raddoppiato rispetto a un anno fa: il contratto da poco rinegoziato dall’Eni prevede solo un «meccanismo di aggiustamento» al prezzo del gas al Psv.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Finanza e mercati – Sissi Bellomo (pag. 26)

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