Rassegna Stampa

Home Rassegna Stampa Anche il gas rischia prezzi negativi. In vista ci sono tagli in stile Opec
30/04/2020 - Pubblicato in news internazionali

Non è ancora scivolato sotto zero ma il valore del gas è ai minimi storici in tutto il mondo, affondato da condizioni di mercato addirittura peggiori di quelle che hanno mandato a picco il petrolio. Nei giorni scorsi il prezzo ha toccato 5,75 euro per Megawattora al Tft. Anche negli Usa le quotazione del gas sono crollate, ma in Asia e in Europa il combustibile oggi costa meno, persino al netto della liquefazione e del trasporto: una situazione inedita per i produttori americani, che comporta perdite su qualsiasi fornitura di Gnl al di fuori di quelle contrattuali. L’eccesso di offerta è diventato ingestibile, al punto che si sta facendo ricorso alle metaniere come depositi galleggianti: lo stesso accade con il petrolio, ma per il Gnl è molto raro perché è una pratica costosa e pericolosa. Anche la domanda di gas è vittima del coronavirus e gli stoccaggi in Europa si stanno colmando in fretta: oggi sono al 60% e verso luglio-agosto potrebbe non esserci più spazio. Salvo che per il gas non ci sono in vista forti tagli della produzione. Molti investimenti per espandere l’offerta sono stati rinviati. Ma finora nessuno ha chiuso i rubinetti, né tanto meno ci sono progetti per farli in modo coordinato. L’Opec del gas non esiste e non sembra vicina a costituirsi. Già prima del Covid, il mercato del gas era indebolito dall’eccesso di forniture di Gnl: un boom di offerta che vede tra i maggiori protagonisti gli Usa. Poi è arrivato il coronavirus, e i ribassi hanno messo il turbo. Per il Gnl, osservano gli analisti, le prospettive finanziarie sembrano implodere davanti ai nostri occhi. Persino i giganti tremano. Il Qatar ha rinviato lo sviluppo del North Field East, con cui puntava ad accrescere del 64% la produzione di gas liquefatto. Tra i maxi investimenti slittati, gli accordi per riattivare l’impianto di liquefazione di Damietta in Egitto sono saltati. Anche negli Usa qualche progetto di nuovi impianti è stato rinviato, ma non si vedono ancora tagli della produzione. La Russia insiste nel confermare i piani di investimento, ma le sue vendite di gas stanno crollando. Le forniture di Gazprom a Europa e Turchia sono calate del 14% a marzo rispetto a un anno prima, a 13,8 miliardi di metri cubi, il minimo dal 2015. La Norvegia, secondo fornitore di gas dell’Europa, ha mantenuto flussi più stabili fino a marzo. Ma da aprile anche le sue esportazioni sarebbero calate del 10-15% intorno a 300 milioni di mc al giorno. Per l’Italia la perdita più rilevante in termini di fabbisogno di gas dei sette maggiori Paesi consumatori della UE, -4Bcm, seguita dalla Germania, -3,5 Bcm.

Fonte: Il Sole 24 Ore-  Sissi Bellomo (pag. 21)

Tag Clouds

 

Ultime notizie

Intervista a Claudio Descalzi (ceo Eni): “ A Ravenna il più grande hub della C02 al mondo”

Descalzi spiega come l’emergenza del coronavirus abbia imposto un’accelerazione sulla trasformazione energetica: “dobbiamo definitivamente allontanarci dalla volatilità delle fluttuazione del prezzo del petrolio che ci sta bloccan
[leggi tutto…]

Nell’Oil&Gas l’imperativo è cambiare pelle

Non ci sono soltanto le società americane dello shale oil ad accusare il colpo della crisi, basti pensare alle svalutazioni anticipate da BP, che potrebbero raggiungere 19,5 miliardi nel secondo trimestre
[leggi tutto…]

Energia, Patuanelli e Confindustria <<Avanti investimenti e taglio costi>>

Un impulso alla transizione energetica. Con il via libera da parte del Governo a misure che potranno ridurre il nostro gap di costi nei confronti degli altri paesi, a cominciare dai settori gasivori.
[leggi tutto…]