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Home Rassegna Stampa Gas, proroga per fare cosa?
11/02/2016 - Pubblicato in fiscalita,news nazionali

Ancora una volta nella vicenda gare gas a tenere banco è una proroga. L'ennesimo rinvio fattosi strada in queste ore fino al voto di fiducia alla Camera sta catalizzando inevitabilmente l'attenzione del settore. In tutta la sua ambiguità: di preziosa opportunità per aggiustare ciò che ancora non funziona ma anche, al tempo stesso, di potenziale (e micidiale) disincentivo a farlo. Come nei fatti è stato negli ultimi 16 anni di riforma del settore. E' emerso con grande chiarezza ieri in occasione del workshop “Le gare per la distribuzione del gas naturale” organizzato da AREL a Roma, coordinato da Alberto Biancardi. Tutti i partecipanti, sia imprese che istituzioni, avevano ben chiaro che la norma del Milleproroghe, tra rinvio dei termini e rimozione delle sanzioni, decreterà, se confermata, che neppure il 2016 sarà l'anno delle gare. Gare del resto partite solo in minima parte, con molte lacune e già bersagliate dai ricorsi (finora già una decina su 14 bandi), come più volte evidenziato su queste pagine. Nel contempo però è obbligatorio domandare – prima che sia (di nuovo) troppo tardi – a cosa questa proroga dovrà servire. Nel seminario sono emersi punti su cui nel tempo supplementare si potrebbe intervenire. E' emersa una certa convergenza su alcuni in particolare: evitare (davvero) che le stazioni appaltanti si discostino troppo dal disciplinare tipo o dall'iter procedurale; semplificare/velocizzare le valutazioni da parte dell'Autorità; superare le criticità relative agli interventi di efficienza; fare chiarezza sulle questioni occupazionali. Tra gli altri nodi evidenziati nell'intervento introduttivo di Massimo Nicolazzi, anche il possibile allargamento dei soggetti coinvolti nelle gare. Ma in che modo, con quali strumenti? Davanti alla prospettiva di eventuali nuovi interventi normativi il d.g. del Mise Gilberto Dialuce non ha potuto fare a meno di premettere quanto sia “singolare” trovarsi a parlare di nuovi aggiustamenti dopo 16 anni di gestazione. Pur ammettendo che almeno sul nodo jobs act un intervento di norma primaria può essere necessario, per gli altri punti ha invitato prima di tutto a applicare “quello che c'è o faremo il gioco di chi le gare non le vuole fare”. Per il resto prospettando soluzioni più leggere: una circolare sull'obbligo di attenersi al disciplinare tipo; rimettendo alla discrezionalità dell'Autorità per l'energia una fast track per le valutazioni; e mettendo in dubbio la necessità di disciplinare ulteriormente la partecipazione alle gare di soggetti finanziari (Gualtiero Tamburini di Idea Fimit segnalava l'interesse dei fondi immobiliari): "in parte è già possibile, per il resto non so se una finanziarizzazione eccessiva sia la soluzione. Inoltre disciplinare i requisiti prenderebbe tempo", ha chiosato. Una cautela peraltro diffusa anche tra le imprese. Cui le idee (non sempre convergenti) su possibili interventi ovviamente non mancano ma che sono ben consapevoli anche dei rischi: “significa allungare ulteriormente i tempi”, ha osservato il d.g. di Utilitalia, Fabio Bulgarelli. Anche per il d.g. di Anigas, che pure auspica interventi sia sul tema occupazione che sull'eccessiva discrezionalità delle stazioni appaltanti, le cose sono due: “o abbiamo sbagliato tutto oppure dobbiamo mettere la palla al centro e giocare la partita”. “Preoccupata per i ritardi continui”, infine, anche l'Antitrust, nota un suo rappresentante. Tra gli altri maggiori temi sul tavolo ci sono poi la valorizzazioni delle reti di proprietà dei comuni: Antonio Di Bari di Anci critica la “nuova moda” di disciplinare questi temi con documenti di risposta a quesiti (le c.d. FAQ), Dialuce replica che sarà difficile sciogliere il nodo senza aumentare le tariffe. Infine, un invito più o meno unanime degli operatori a superare l'incertezza sul riconoscimento in tariffa degli investimenti per i bandi non notificati, delineata da una recente nota di chiarimento dell'Autorità. Da un lato il regolatore rimarca che “per fare una gara si deve capire con precisione il perimetro o si è di fronte a un'offerta potenzialmente infinita”. Dall'altro, come evidenziato dal d.g. di Assogas Marta Bucci, senza una definizione chiara ex ante di cosa viene riconosciuto “fare un'offerta diventa impossibile”.

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