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Home Rassegna Stampa Eni&Enel, Le concentrazioni divergenti dei nostri big
02/11/2015 - Pubblicato in news nazionali

I due big energetici hanno obiettivi simili (taglio del debito, focalizzazione sul core business) ma li perseguono in modo diverso. Eni si separa da Saipem, il colosso elettrico lavora per integrare il braccio verde, Enel Green Power. Gli obiettivi finali sono molto simili: tagliare i debiti e focalizzarsi sul core business. E tagliare le emissioni inquinanti. È la strategia che accomuna due campioni nazionali dell'energia come Eni ed Enel, anche se poi il modo di raggiungere l'obiettivo è diverso. Eni ha messo in atto un piano di dismissioni, ultima in ordine di tempo la cessione di una quota di Saipem, società tra i leader nei servizi petroliferi, in vista dell'uscita definitiva. Anche Enel sta portando avanti un piano di cessioni ma sta anche semplificando il gruppo e sta valutando l'integrazione della controllata verde Enel Green Power. Petrolio e gas II colosso degli idrocarburi e il big dell'elettricità devono fare i conti con uno scenario in movimento che sta trasformando radicalmente il panorama in cui si sono mossi finora. Il calo del prezzo del petrolio sta facendo rivedere i piani delle oil company. Il Brent in un anno è sceso del 51%, scivolando sotto i 50 dollari al barile nei mesi estivi. E questa fase di debolezza durerà ancora per un po'. I gruppi petroliferi stanno tagliando gli investimenti, i progetti offshore sono spesso in ritardo o in via di annullamento, specie quelli in acque profonde (un esempio per tutti Shell che ha deciso di abbandonare le trivellazioni nell'Artico). Lo sa bene Saipem, la società di ingegneristica che per 58 anni è stata una cestola dell'Eni e che lavora con i maggiori gruppi petroliferi del mondo. Ora la società guidata da Stefano Cao si sta avviando verso l'indipendenza, dopo che il 27 ottobre scor so i consigli di Eni, Saipem e Fsi, il Fondo strategico italiano che fa capo alla Cassa depositi e prestiti, hanno raggiunto un accordo che prevede l'ingresso di Fsi con il 12,5% e la discesa di Eni dal 42,9% al 30,4%. Eni ed Fsi hanno stretto un patto di sindacato triennale sul 25% e si sono impegnati a sottoscrivere l'aumento di capitale da 3,5 miliardi per la loro quota. L'Eni vedrà rimborsati integralmente i crediti vantati verso Saipem, stimati in circa 6,5 miliardi. Considerato quanto sborserà per la sottoscrizione dell'aumento, l'incasso netto sarà di circa 5,4 miliardi di euro e la riduzione del debito netto sarà pari a circa 5,1 miliardi (a fine settembre il debito era di 18,41 miliardi). Il numero uno dell'Eni, Claudio Descalzi, aveva annunciato lo scorso marzo un piano di dismissioni per 8 miliardi nei prossimi quattro anni. Con la mossa di Saipem più le cessioni già realizzate nel 2015 per 1,5 miliardi, arriverà a 7 miliardi. Mentre sulla chimica Descalzi ha spiegato che il gruppo ha «raccolto i frutti degli investimenti fatti, ma ne servono altri e stiamo quindi cercando partner finanziari». Insomma, Descalzi persegue la fecalizzazione sul core business senza ripensamenti.

Fonte: Corriere della Sera, Industria – Francesca Basso (pag. 8)

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