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Home Rassegna Stampa Eni «raddoppia» la scoperta in Egitto
10/09/2015 - Pubblicato in news nazionali

Il mercato aveva già premiato il gruppo lunedì scorso, a ventiquattr’ore dall’annuncio, con un significativo balzo a Piazza Affari, favorito anche dai report degli analisti, tutti concordi nel rimarcare l’enorme potenziale della maxi-scoperta di gas. E ieri l’Egitto ha spinto ancora l’Eni che ha chiuso in Borsa a +1,36%, a quota 14,86 euro. Questa volta a far mettere le ali al titolo sono state le dichiarazioni dell’ad del Cane a sei zampe, Claudio Descalzi, che, davanti alle commissioni riunite Attività produttive della Camera e Industria del Senato, è tornato sul tassello messo a segno nell’offshore egiziano, dal potenziale più che significativo (850 miliardi di metri cubi di gas in posto), per sottolineare che quella stima «è conservativa» e per annunciare che sotto il giacimento scoperto potrebbe essercene un altro. Non prima di aver lanciato un assist anche alla controllata Saipem «che giocherà un grande ruolo insieme all’indotto sia italiano che egiziano» su questo fronte. «La nostra stima di 850 miliardi di metri cubi di gas - ha spiegato il top manager - è conservativa, perché sotto questo giacimento probabilmente ce n’è un altro, anche questo importante. Non a gas puro, potrebbero esserci dei condensati o dell’olio e lo verificheremo. Ci sono quindi aspettative sia sul giacimento che sulle ulteriori riserve sottostanti importanti». Insomma, i volumi «di cui saremmo contentissimi se rimanessero quelli che sono perché sono veramente tanti», ha proseguito Descalzi, «potrebbero aumentare», trasformando di fatto l’Egitto, come il supergiacimento mozambicano rinvenuto nell’ottobre 2011, in un nuovo Eldorado per i conti del gruppo. Rispetto al complesso di Mamba, però, il gas egiziano, ha aggiunto l’ad , presenta caratteristiche «incredibili» perché «non c’è anidride carbonica, non c’è zolfo, è praticamente metano, quasi non deve essere trattato, c’è una grande pressione e una temperatura bassa». Senza contare le sinergie con le infrastrutture esistenti. Tradotto: esborso ridotto e, soprattutto, tempi per la commercializzazione del gas più contenuti. Quel giacimento, ha infatti precisato l’ad, ha il vantaggio di avere «a poche decine di chilometri dalla nostra installazione, e praticamente di fronte, Al Gamil, il nostro centro di trattamento del gas». Tutte condizioni che, come detto, «incidono sui costi» e che certo avranno fatto impallidire i partner «che - ha chiarito il numero uno - avevano un’opzione fino alla fine di luglio, ma, fortunatamente per noi e sfortunatamente per loro, hanno rinunciato». Lasciando all’Eni il 100% della licenza di Shorouk (detenuto attraverso la controllata Ieoc Production Bv), a cui fa capo il giacimento scoperto presso il prospetto esplorativo denominato Zohr.

Sollecitato dai parlamentari, l’ad ha poi provato a fornire qualche cifra sul futuro della maxi-scoperta senza però sbilanciarsi troppo visto che l’analisi è ancora in corso. Descalzi ha quindi assicurato che i costi di sviluppo «possono rimanere al di sotto dei 10 miliardi di dollari». Ma sarà il cda, a dicembre, a esprimersi sull’investimento finale. Quanto ai tempi, il numero uno ha indicato un cronoprogramma molto serrato perché l’Egitto ha fretta di sfruttare i benefici garantiti dalla maxi-scoperta. «Le autorità egiziane - ha detto l’ad - vogliono riuscire a sviluppare il giacimento in tempi molto rapidi, già nel 2017. Sono tempi super rapidi. Nelle prossime settimane ci sarà il piano di sviluppo e poi ci serve la concessione». Una volta partiti, sarà quindi possibile anche pensare all’export: la produzione prevista, ha ricordato l’ad, è pari a 30-35 miliardi di metri cubi l’anno e arriva quasi a coprire i consumi interni, che si aggirano sui 46 miliardi. Ma l’ultima parola spetterà al governo del Cairo.

Fonte: Il Sole 24 ore, Finanza & Mercati – Celestina Dominelli (pag. 26)

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