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Home Rassegna Stampa Energia elettrica e gas liberalizzazioni a metà in Italia i prezzi più alti
16/03/2015 - Pubblicato in news nazionali

A detta degli esperti, la situazione non potrà migliorare almeno per i prossimi tre anni: è la conseguenza di un decreto appena approvato dal Governo che congela la situazione fino al primo gennaio2018. E di fatto sancisce il "fallimento" delle liberalizzazione nel settore dell'energia. In sostanza, il Consiglio dei ministri ha deciso di prorogare la fase "transitoria" su cui si basa il mercato dell'elettricità e del gas. Come funziona? Accanto al mercato libero, dove il consumatore può scegliere tra le varie precedente provvedimento del Governo offerte degli operatori, sopravvive da più di un decennio il "servizio di maggior tutela" gestito dall’Autorità per l'energia, il gas e i servizi idrici che definisce i prezzi delle tariffe ogni tre mesi. In pratica, il consumatore ha la possibilità di passare al libero mercato, cambiando fornitore in base alle offerte e agli eventuali sconti. Ma anche di restare sotto "tutela" - di fatto una sorta di prezzo calmierato - e accettare le tariffe come vengono calcolate dall'Autorità. Il sistema era stato pensato per un passaggio graduale al libero mercato, regime che - in base a un avrebbe dovuto cessare nel giugno 2015 per il gas e dodici mesi dopo per l'elettricità L'improvvisa marcia indietro proposta dal ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, la quale ha proposto di rinviare tutto al 2018, ha una doppia spiegazione. Da un lato c'è l'allarme lanciato proprio dall'Autorità per l'energia nell'annuale monitoraggio sul mercato "retai" relativo agli anni 2012-13, pubblicato a ridosso della decisione di Palazzo Chigi. Un rapporto negativo per quanto accaduto nel settore dopo la liberalizzazione: i vantaggi delle privatizzazioni sono andati, soprattutto, ai cosiddetti energy intensive, le aziende che acquistano grandi partite di elettricità/gas e possono contrattare prezzi più vantaggiosi con gli operatori. Non è così per le famiglie e per le Pmi, che trovano più conveniente rimanere sotto la "tutela". Lo dimostra il fatto che solo il 25 percento dei clienti domestici ha scelto il passaggio al libero mercato nel settore elettrico e ancora meno, il 22 per cento, nel gas. In questo quadro, sostengono gli operatori, non c'è convenienza a scatenare una guerra di prezzi scontati per contendersi i clienti. Proprio perché il numero di famiglie e Pmi passate al libero mercato è ancora troppo esiguo. Il timore è che il passaggio di tutti i consumatori al libero mercato di luce e gas porti come conseguenza immediata un aumento delle tariffe, perché le bollette che ora sono sotto "tutela" si adeguerebbero verso l'alto ai prezzi del mercato libero. Un passaggio necessario perché le imprese possano cominciare a guadagnarci - sostengono i sostenitori della fine del regime transitorio - e possano poi cominciare la guerra dei prezzi.

Fonte: La Repubblica Affari & Finanza

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