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Home Rassegna Stampa Elettricità, petrolio, gas e aeroporti la crescita del Brasile si affida ai privati
11/09/2017 - Pubblicato in news internazionali

Dopo tre anni di recessione, i dati finalmente confermano che il Brasile sta crescendo. La percentuale è minima: 0,3%. Le agenzie di rating registrano un leggero progresso, ma restano ancora scettiche. Michel Termer è stato colpito da scandali, è scampato all’incriminazione per riciclaggio e corruzione, ma nonostante tutto cerca di risalire la china di un consenso crollato al 7% con un progetto di privatizzazioni che coinvolge 57 importanti poli industriali in dieci settori: produzione di energia elettrica, gas, petrolio, trasporti, autostrade, porti, aeroporti e lotterie. In questo modo si stanno attirando tanti investitori stranieri. La grande privatizzazione dovrebbe portare nelle casse dello Stato ben 14 miliardi di dollari. Solo con la vendita del 41% delle quote di Eletrobras, industria energetica nazionale, dovrebbero arrivare 5,4 miliardi. Il deficit ha raggiunto l’8,9% del Pil. Lo stesso Pil si è contratto del 3,6% l’anno scorso e del 3,8% nel 2015. La disoccupazione ha superato la soglia delle due cifre: 14 milioni. L’inflazione era scesa al 6,3%. Per incentivare il mercato delle privatizzazione, il piano prevede interventi sulla Bndes, la banca di sviluppo statale, che abbasserà per cinque anni il tasso di prestito. La crescita dei tempi d’oro del Brasile si era fermata davanti al crollo degli ordini delle materie prime e a causa del prezzo del petrolio. Il Ministro dell’Energia del governo Lula già aveva abbassato con un decreto del 20% le tariffe elettriche. Però non è passato inosservato un grave errore di Termer. Tra le vendite previste figurava anche la più grande area naturale dell’Amazzonia, inesplorata e ricchissima, che sarà interessantissima per le multinazionali. Ovviamente ambientalisti e la rete si sono indignati e Termer ha assistito ad una sollevazione popolare tale da convincerlo a soprassedere.

Fonte: La Repubblica, Affari & Finanza – Daniele Mastrogiacomo (pag. 12)

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