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Home Rassegna Stampa Descalzi: “Eni più italiana di tre anni fa”
09/03/2017 - Pubblicato in news nazionali

Una trasformazione profonda dell’azienda, «lanciata con sei mesi di anticipo rispetto al crollo del prezzo del greggio» che, nel 2014, unitamente al calo dei consumi di gas di Europa e alla contrazione della domanda di greggio nel Vecchio Continente, ha creato uno scenario particolarmente sfidante per tutto il comparto dell’oil&gas. Davanti alla commissione industria del Senato, l’ad di Eni, Claudio Descalzi, ha ripercorso ieri i suoi tre anni di mandato alla guida del gruppo, presente in 58 paesi e con 33.100 dipendenti diretti. «Dal 2014 a oggi ha esordito il ceo - l'azionariato di Eni è rimasto invariato per quanto riguarda la quota del 30,1% in mano a Mef e Cdp, mentre è il retail italiano. È rimasto costante la componente americana, scesa quella europea e aumentati alcuni istituzionali. La nota positiva, dunque, è che Eni è più italiana di tre anni fa: sia istituzionali che retail si sommano al 30% dello Stato, c’è una fiducia crescente nell’Eni in Italia». Fin qui la premessa, quindi, da cui Descalzi ha preso le mosse per ricostruire i pilastri della sua strategia che, da un lato, ha riguardato l’organizzazione interna («siamo passati da un assetto divisionale a business unit che riportano direttamente all’ad, dando vita a una società più snella e veloce»), con notevoli riverberi positivi sui costi generali e amministrativi («abbiamo conseguito un risparmio di 800 milioni su base annuale e strutturale») e, dall’altro, ha investito direttamente le attività del gruppo, con la rifocalizzazione sull’upstream, il settore chiave («per farlo andare ancora meglio») e la ristrutturazione degli altri segmenti (gas, raffinazione e chimica).

Fonte: Il Sole 24 Ore, Finanza e mercati – Celestina Dominelli (pag. 29)

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