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Home Rassegna Stampa Crollano le scorte Usa e il petrolio riconquista quota 50 dollari
09/09/2016 - Pubblicato in news internazionali

Nella farsa dei tagli alla produzione di petrolio entrano in scena a sorpresa anche gli Stati Uniti. Da oltre Oceano non arriva una posizione ufficiale, ma poco ci manca, perché a parlare è l’uomo che potrebbe diventare il prossimo segretario dell’Energia, nel caso in cui fosse Donald Trump a vincere le elezioni per la Casa Bianca: Harold Hamm, uno dei pionieri dello shale oil con la sua Continental Resources. “I produttori statunitensi hanno tagliato – ha dichiarato Hamm – Noi abbiamo fatto la nostra parte. Avrebbe senso che finalmente un congelamento dell’output fosse implementato”. Il mercato non si è lasciato minimamente smuovere dalle sue parole, anche se ieri il fattore di influenza più forte per il petrolio è comunque arrivato dagli Stati Uniti: il prezzo del barile è balzato di oltre il 4% sulla notizia che le scorte di greggio la settimana scorsa sono diminuite di ben 14,5 milioni di barili, il calo più forte mai registrato dal 1999 e il secondo maggiore da quando è iniziata la serie dei dati, nel 1982. Il Brent ha chiuso un centesimo sotto quota 50 dollari, a 49,99 $/barile, il Wti a 47,62 $.   

Fonte: Il Sole 24 Ore, Finanza e mercati – Sissi Bellomo (pag. 32)

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