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Home Rassegna Stampa Così Big Oil ridisegna le frontiere dell’energia
29/08/2017 - Pubblicato in news internazionali,news nazionali

L’avvento di Donald Trump, un presidente meno incline alla diplomazia e più affezionato alle sanzioni, pare aver accelerato un processo di polarizzazione delle crisi geopolitiche in corso creando grandi blocchi contrapposti dove l’energia si fonde con gli interessi politici. La sua ambizione è il «dominio energetico degli Usa»: farli diventare i secondi esportatori mondiali di gas naturale liquefatto (Lng), puntando a venderlo in Europa dopo aver ridotto la sua dipendenza dalla Russia. Nel piano di Trump rientra anche l’esplorazione delle grandi riserve dell’Artico e l’isolamento dell’Iran. Anche per questi motivi, in soli sei mesi sono scattate sanzioni contro Russia, Iran e Venezuela. In questo scenario di blocchi contrapposti, le oil major preferiscono muoversi con cautela. Dopo tre anni di crisi, Big Oil sembra aver imparato a convivere col petrolio a 50 dollari. «Terminato con successo il processo di taglio dei costi e di miglioramento delle tecnologie, diverse major avrebbero la capacità di effettuare investimenti per progetti per l’acquisizione di società. Ma c’è cautela», spiega Davide Tabarelli, presidente di Nomisma energia. Eppure c’è anche chi non ha esitato a effettuare investimenti in territori imbrigliati in complesse crisi internazionali. È il caso della francese Total, quest’anno la major più attiva sul fronte delle acquisizioni. Il colpo che ha sorpreso il mondo lo ha messo a segno in Iran. Ma l’appetito energetico francese non si è fermato in Iran. Poco prima era stata la volta del Qatar. Nel frattempo la Russia, secondo esportatore mondiale, pur considerando il mercato europeo irrinunciabile, sta puntando al promettente mercato asiatico. Da un mese è divenuta primo fornitore di greggio della Cina, scavalcando l’Arabia. Russia e Cina hanno grandi progetti in comune: oleodotti e gasdotti. La major petrolifera russa Rosneft è molto attiva. «Ambisce a divenire una major internazionale», conclude Tabarelli.

Fonte: Il Sole 24 Ore – Roberto Bongiorni (pag. 9)

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