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Home Rassegna Stampa Clima, a Parigi l’accordo del secolo “Il mondo si è rimesso in marcia”
13/12/2015 - Pubblicato in news internazionali

E le sue parole sono state sommerse da un applauso liberatorio durato quattro minuti, mentre Al Gore abbracciava il ministro dell’Ambiente Ségolène Royal e l’ex chief economist della Banca Mondiale Nicholas Stern stringeva le braccia del capo della delegazione cinese. «Il mondo si è messo in marcia. Abbiamo raggiunto il primo accordo universale nella storia del negoziato sul clima: non saremo giudicati su un giorno, ma su un secolo», aveva detto qualche ora prima il presidente francese Francois Hollande consegnando ai delegati di 195 paesi il testo definitivo dell’accordo. «Sono fiero che questo messaggio di vita venga da Parigi, una città che è stata straziata un mese fa». Il patto per il clima impegna a obiettivi ambiziosi ma offre al momento pochi strumenti operativi. Si dovrà sbarrare il passo al caos climatico bloccando l’aumento della temperatura «ben al di sotto dei 2 gradi» rispetto all’era preindustriale e facendo ogni sforzo per contenerlo a un grado e mezzo. Un grado ce lo siamo già giocato, dunque per raggiungere il traguardo occorre tagliare presto e molto le emissioni serra prodotte bruciando combustibili fossili e carbone. Vuol dire cambiare in modo radicale il nostro sistema produttivo e gli stili di vita. Chi non ha i mezzi per farlo sarà aiutato. L’accordo prevede, a partire dal 2021, un fondo di 100 miliardi di dollari annui, che andranno via via crescendo, per il trasferimento delle tecnologie pulite nei paesi a scarsa industrializzazione. È una nuova disponibilità che non abbatte il muro tra paesi ricchi e paesi poveri, ma lo abbassa per agevolare il nuovo flusso di aiuti. Serviranno a sganciare la crescita del benessere dalla crescita dell’inquinamento che penalizza più severamente i paesi di nuova industrializzazione, come ha dimostrato in modo simbolico l’allarme per lo smog in Cina scattato nel giorno in cui si apriva la conferenza Onu. Dalla firma del protocollo di Kyoto, il padre di questa nuova intesa, sono passati solo 18 anni, ma si è consumata un’era. Nel 1997 nell’antica capitale giapponese solo i rappresentanti dei 35 paesi industrializzati avevano assunto impegni di taglio delle emissioni serra, e gli Stati Uniti dopo poche settimane avevano stracciato l’accordo con l’arrivo di Bush alla Casa Bianca. Ora 195 paesi si sono impegnati a diminuire la pressione che sta facendo saltare, assieme all’equilibrio dell’atmosfera, le nostre sicurezze quotidiane trasformando le piogge in bombe d’acqua e le siccità in flagelli. Gli impegni di riduzione finora adottati da 186 governi non bastano, ma è stato deciso un meccanismo di revisione periodica dei target che servirà a rafforzarli. L’accordo, che entrerà in vigore quando sarà stato ratificato o approvato (nel caso degli Stati Uniti non c’è bisogno di un passaggio al Congresso) da 55 paesi responsabili del 55 per cento delle emissioni serra, ha suscitato qualche dissenso nel fronte ambientalista. Il climatologo James Hansen lo ha definito una «frode». Ma le maggiori associazioni ecologiste vedono più elementi positivi che negativi nell’accordo: lo giudicano insufficiente, ma comunque utile come base di partenza per un’azione più efficace a difesa della stabilità del clima.

Fonte: La Repubblica, Il vertice

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