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Home Rassegna Stampa Big oil migliora i conti ma fatica a crescere
28/10/2017 - Pubblicato in news internazionali

Il prezzo del barile è risalito, i margini di raffinazione (con l’aiuto degli uragani negli Usa) anche, ma le compagnie petrolifere non hanno smesso di tirare la cinghia. Dopo gli anni della crisi l’attenzione – degli analisti e delle società – oggi è concentrata soprattutto sui flussi di cassa operativi, che in effetti si stanno ingrossando. Quello che non convince del tutto sono le prospettive di crescita del settore. Big Oil aumenta la produzione di idrocarburi soprattutto grazia a progetti convenzionali avviati quando il petrolio costa più di 100 dollari al barile. Sia Exxon che Chevron due attori di primo piano nel bacino di Permian, sono di nuovo andate in rosso nell’Upstream Usa, nonostante la salita dei prezzi del greggio. Per Exxon, si tratta dell’undicesima perdita trimestrale consecutiva, ma la Major insiste nel promettere che la sua crescita arriverà soprattutto da queste attività: la settimana scorsa ha acquistato nuove licenze a Permina, dove prevedere di aumentare la produzione al ritmo del 45% l’anno nel periodo 2015-2045. Chevron invece ha estratto l’8% in più nel terzo trimestre, ma grazie all’entrata in funzione di Gorgon e Wheatstone, due maxi-progetti nel Gnl di Australia. La produzione di shale è leggermente diminuita, oltre che registrare una perdita trimestrale di 26 milioni di dollari.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Finanza e mercati – Sissi Bellomo (pag. 27)

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