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Home Rassegna Stampa Avvertimento dei mercati all’Opec
09/05/2017 - Pubblicato in news internazionali

Messaggio forte e chiaro la scorsa settimana al cartello dell’Opec: attenti a scherzare con il fuoco. La rottura ribassista del triangolo che ingabbiava i prezzi del greggio Wti dall’aprile 2016, con conseguente crollo delle quotazioni, è sembrato un monito del mercato all’Organizzazione dei Paesi produttori riguardo una possibile perdita di credibilità del loro tentativo di ridurre la produzione mondiale. I membri dell’Opec stanno prendendo troppo alla leggera gli accordi siglati nel dicembre 2016 a Vienna sulla riduzione di 1,4 milioni di barili di greggio al giorno. Gli analisti di Morgan Stanley hanno fatto notare come i registri delle spedizioni indichino che le esportazioni sono finora diminuite di meno di 1 milione di barili. Una leggerezza che non è passata inosservata, soprattutto alla luce del fatto che ormai l’Opec non è più l’unico attore a fare il bello e il cattivo tempo sui prezzi del greggio. Dopo essere diventati (grazie allo shale oil) uno dei maggiori produttori di oro nero al mondo, gli Stati Uniti stanno giocando la loro partita, approfittando del taglio Opec per aumentare il più possibile la propria produzione e recuperare quote di mercato. Con il passare del tempo, la tecnologia usata per l’estrazione del greggio da scisto sta diventando sempre più efficiente ed economica. Lo conferma anche l’indice Baker Hughes Rig Counts (pubblicato da Baker Hughes, società americana attiva nei servizi per gli operatori dell’oil & gas) che settimanalmente calcola la variazione del numero d’impianti petroliferi negli Usa. Nella sola settimana tra il 28 aprile e il 5 maggio scorso, l’indicatore ha evidenziato che sono stati inaugurati 7 nuovi campi d’estrazione sul suolo americano, fissando il totale a 877 impianti, e rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente l’incremento è stato addirittura di 462 unità.

Fonte: MF – Emerick De Narda (pag. 20)

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