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Home Rassegna Stampa L’arma spuntata del gas russo e le ambizioni Ue nel risiko dei gasdotti
06/07/2015 - Pubblicato in news internazionali

Lo "scacco matto" a Kiev è fallito questo inverno quando proprio per l'opposizione dell'Europa Putin ha abbandonato il South Stream che doveva via Mar Nero portare verso i Balcani fino a 62 miliardi di metri cubi. Di quel progetto un tempo sostenuto anche da Eni resta la versione ridotta, il Turkish stream, che darà 13 miliardi di metri cubi per il mercato interno mentre i progetti di puntare alla Grecia e al cuore d'Europa si sono infranti dopo gli entusiasmi iniziali di fronte alle incomprensioni tra Ankara e Mosca. La verità è che questi nuovi "fiumi di metano" all'Europa non servono più: il consumo a 357 miliardi per i 28 è circa il 25% sotto i massimi 2007-2010, allo stesso livello del 1995, tanto che persino l'Ucraina si può scegliere i fornitori. Uno studio di Moody's mette in guardia sugli effetti che i vecchi conflitti hanno su questa "nuova normalità": l'aumento dei prezzi energetici in Europa nel 2015 c'è già stato e se aumenterà può derivare quasi esclusivamente dalle tensioni iri Ucraina. Nulla di preoccupante, proprio perché la fame di materie prime è altamente sotto controllo. Lo dimostra proprio l'Italia dove per la prima volta la fine delle recessione non ha prodotto un significativo aumento dei consumi delle materie prime energetiche a cominciare da gas e petrolio.  

Fonte: La Repubblica Affari & Finanza

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